CHELENUKTY

CHELENUKTY

DATE:
1966-1972.

LUOGO:
Leningrado.

FONDATORI:
Vladimir Ėrl’, Dmitrij Makrinov.

COMPONENTI:
Aleksandr Mironov, Natalija Fedjuček, Sergej Dorofeev, Aleksej Chvostenko, Viktor Nemtinov.

INIZIATIVE EDITORIALI:
Edizioni Pol’za e Palata mer i vesov.

DESCRIZIONE:
Il gruppo nacque nel settembre 1966, su iniziativa dei poeti Dm. M. e Vladimir Ėrl’ (pseudonimi di Dmitrij Makrinov e Vladimir Gorbunov). Passaggi importanti per la sua comparsa e per i suoi futuri componenti sono tuttavia da inscrivere anche nei mesi precedenti: nel maggio 1965 due assidui frequentatori della Malaja Sadovaja, Aleksandr Mironov e il già citato Ėrl’, si erano recati a Mosca a far visita ai poeti del neonato gruppo SMOG, in vista di una pubblicazione congiunta da realizzare sulla rivista tamizdat «Grani», edita a Francoforte sul Meno. Il tentativo, che avrebbe dovuto sancire il legame tra underground moscovita e leningradese, non si concretizzò a causa dell’intervento del KGB. Poco tempo dopo quest’insuccesso, Ėrl’ fondò la casa editrice indipendente Pol’za (Utilità), che nei cinque anni successivi avrebbe dato alle stampe non meno di settanta titoli. L’Articoletto introduttivo dei Chelenukty (Vstupitel’naja statejka Chelenuktov), manifesto del gruppo, fa invece la propria comparsa l’anno dopo, il 16 settembre 1966, attestando la volontà di porre come fondamento del nuovo gruppo letterario una poetica condivisa, per quanto molto sui generis. Lungi dall’illustrare comuni obiettivi culturali, l’Articoletto enumera infatti una lista di banalissime azioni quotidiane («passeggiare», «ridere», «farsi un bagno», «cantare», «recarsi alla banja», ecc.), che, inserite in uno scritto programmatico, sottostanno a un processo di estetizzazione, finendo per acquisire una propria valenza grazie alla condivisione all’interno di un gruppo anzitutto amicale e, conseguentemente, artistico. Oltre all’utilizzo del collage, procedimento mutuato da Dada, e alla commistione di registri linguistici tra loro eterogenei (dal sublime al popolare, dai cliché burocratici al turpiloquio), un’altra strategia da cui i Chelenukty traggono profitto è la composizione a più mani: non soltanto versi, ma anche miniature in prosa o le cosiddette dramagedii (drammagedie). Il copioso utilizzo di criptonimi da parte dei componenti del gruppo è procedimento ben ponderato e frequente anche nel contesto più esteso della Malaja Sadovaja. Una certa aura di mistero, d’altra parte, si riscontra persino nel nome del gruppo, la cui origine rimane ancora oggi enigmatica (Ėrl’, con vena forse mistificatoria, ha suggerito di ricercarla in un anagramma). Questi continui travestimenti alimentano il processo di carnevalizzazione e teatralizzazione della vita, che risulta ben riconoscibile nell’attività di altri gruppi dell’epoca, come la Filologičeskaja škola. La rappresentazione dell’esistenza in chiave assurda proviene dalla poetica dell’ultima avanguardia storica russa, OBĖRIU, il cui retaggio i Chelenukty ebbero il merito di diffondere tra le cerchie underground. In tal senso, un ruolo non marginale va assegnato anche a realtà occidentali quali Dada, o all’opera di Beckett e Ionesco, così come alla tradizione comica ottocentesca di Koz’ma Prutkov o del conte Chvostov. Fittizi sono anche i toponimi che compaiono sui frontespizi delle decine di volumi editi prima dall’editrice Pol’za e poi dalla successiva Palata mer i vesov (Camera delle misure e dei pesi, 1970-1978, circa trenta titoli), entrambe attive grazie al genio creativo e organizzativo di Ėrl’. I volumi pubblicati da quello che Boris Konstriktor ha definito «il Paganini della macchina da scrivere» sono ancora oggi ricordati per la pregevole fattura grafica, assai superiore a quella della maggior parte delle edizioni samizdat. Alla denominazione originaria del gruppo, con il quale collaborarono anche diversi malosadovcy (ricordiamo i nomi di Leonid Aronzon e Konstantin Kuz’minskij), fu aggiunta nel 1967 quella di Mogučaja kučka (Il possente gruppetto). A questo nome va ricollegato il progetto di un almanacco mai realizzato che al suo interno avrebbe dovuto presentare un altro documento teorico, dal titolo In occasione dell’uscita della I edizione dell’Almanacco del Possente Gruppetto (K vychodu 1-go vypuska Almanacha Mogučej Kučki), conservatosi e oggi reperibile anche in rete. Discendenti quasi diretti dei Chelenukty possono considerarsi i concittadini Mit’ki.

 

BIBLIOGRAFIA:
V. Dolinin , B. Ivanov , B. Ostanin (sost.li), Samizdat Leningrada. Literaturnaja ėnciklopedija, NLO, Moskva 2003, pp. 22-23, 461-462.
V. Parisi, Il lettore eccedente. Edizioni periodiche del samizdat sovietico, 1956-1990, il Mulino, Bologna 2013, pp. 204-212.
Sabbatini, «Folle è il mio aspetto e la mia indole è sfrenata». Dialogo con Vladimir Ėrl’, “eSamizdat”, 2007, (V), n. 12, pp. 185-188.
M. Sabbatini, «Quel che si metteva in rima»: cultura e poesia underground a Leningrado, Europa Orientalis, Salerno 2008, pp. 85-94.
S. Savickij, Chelenukty v teatre povsednevnosti. Leningrad, vtoraja polovina 60-ch godov, «Novoe Literaturnoe Obozrenie», 1998, 30, pp. 210-259.
S. Savickij, Andegraund. Istorija i mify leningradskoj neoficial’noj literatury, NLO, M. 2002, pp. 38, 59-61.
Chelenuktizm: Stichi, dramagedii, polemika, Prizma-15, SPb. 1993, http://www.vavilon.ru/metatext/lestnica/helenukt.html (05/2018).

 

[Federico Iocca]
[scheda aggiornata al 15 maggio 2018]