[Leningrado] Malaja Sadovaja

[Leningrado] Malaja Sadovaja

La Biblioteca Nazionale di Leningrado,
situata di fronte alla Malaja Sadovaja

 

Date:
1964-1973

Luogo:
Leningrado

Componenti:
Vladimir Ėrl’, Aleksandr Čurilin, Andrej Gajvoronskij, Tamara Bukovskaja, Dmitrij Makrinov, Aleksandr Mironov, Evgenij Venzel’, Vladimir Britanišskij, Viktor Nemtinov, Boris Kudrjakov, Nikolaj Nikolaev, Viktor Širali e altri.

Iniziative editoriali:
almanacco Fioretti (1965)

Descrizione:
Il toponimo Malaja Sadovaja (lett. ‘piccola Sadovaja’) indica la via all’angolo con il Nevskij che prima della Rivoluzione ospitava il celebre negozio gastronomico Eliseev. Verso la metà degli anni Sessanta, in un cantuccio del negozio, all’epoca statalizzato e ribattezzato ‘Gastronom n.1’, troneggiava il distributore automatico ‘Espresso’, macchinario in grado di produrre un caffè triplo dalla fama leggendaria «dagli effetti vagamente stupefacenti» (Parisi). L’angolo si trasformò nel luogo di ritrovo non solo di scrittori ed artisti non ufficiali, ma anche di bohémien e semplici curiosi. Benché non tutti si dilettassero nella creazione letteraria, secondo Vladimir Ėrl’, animatore e voce tra le più autorevoli e carismatiche del gruppo, ciascuno di essi può a buon diritto vantarsi dell’epiteto di ‘poeta della Malaja Sadovaja’. Il numero dei malasadovcy crebbe in breve tempo fino ad arrivare alla cifra di duecento-trecento habitué, tanto da rendere necessario il trasferimento degli avventori verso gli spazi limitrofi al negozio (ad es. sotto il monumento dedicato a Caterina II o nei cortili delle case adiacenti alla via). A poca distanza, dall’altro lato del Nevskij, si trova ancora oggi la Biblioteca Nazionale, nota con il vezzeggiativo di Publička, altro luogo di frequentazione dei ‘poeti della Malaja Sadovaja’. Tra gli scaffali di questa ed altre biblioteche, dove alcuni malosadovcy lavoravano come archivisti o assistenti di sala, si studiavano e si leggevano testi altrove introvabili, di cui poi ci si ritrovava a discutere nelle kurilki, le stanze adibite ai fumatori, che si tramutavano così in veri e propri luoghi di formazione. Per questa ragione gli artisti della Malaja Sadovaja sono talvolta ricordati come bibliotečnye poėty (poeti bibliotecari). Nel 1964, anno in cui il gruppo inizia a riunirsi regolarmente, venne organizzata una lettura pubblica all’Istituto pedagogico cittadino. L’edizione dell’almanacco samizdat Fioretti (1965), sorto per iniziativa di Aleksandr Čurilin e contenente opere in versi e in prosa firmate dai malasadovcy, rappresenta uno dei primi esempi di autoaffermazione editoriale di un gruppo non legato all’ufficialità. Nella primavera 1965 i contatti intrattenuti con alcuni componenti del gruppo moscovita SMOG avrebbero dovuto portare a una pubblicazione congiunta, fallita a causa dell’intromissione del KGB, che impedì in tal modo l’isituzione di un importante legame tra underground leningradese e moscovita. L’elenco dei frequentatori fissi è vastissimo: oltre ai nomi già citati, ricordiamo almeno quelli di Andrej Gajvoronskij, Tamara Bukovskaja, Dmitrij Makrinov, Aleksandr Mironov, Evgenij Venzel’, Vladimir Britanišskij e Boris Kudrjakov. Molti anche i poeti che frequentarono quei luoghi in maniera più rapsodica e irregolare. Tra loro, Konstantin Kuz’minskij, Viktor Krivulin, Iosif Brodskij e Leonid Aronzon, figura di riferimento per l’intera epoca scomparso, forse suicida, a trentun anni. A differenza della precedente generazione di letterati, che avevano esordito nella seconda metà degli anni Cinquanta, in un’epoca foriera di illusioni, i malasadovcy rivendicano una propria autonomia culturale, sia nei confronti dell’ufficialità contemporanea che di modelli precedenti quali il modernismo: a testimoniarlo è anche la formazione del gruppo dei Chelenukty, nato nel 1966 grazie all’energia e all’inventiva di Vladimir Ėrl’ e Dmitrij Makrinov. Già alla fine del decennio, quando il distributore di caffè smette di funzionare (sarà rimosso dalle autorità nel 1973), molti dei frequentatori della Malaja Sadovaja si spostano verso i tavoli del vicino Caffè Saigon, che aveva aperto i battenti nel 1964.

Bibliografia
V. Dolinin, B. Ivanov, B. Ostanin (sost.li), Samizdat Leningrada. Literaturnaja ėnciklopedija, NLO, Moskva 2003, pp. 424-425.
A. Gajvoronskij, Sladkaja muzyka večnych stichov. Malaja Sadovaja: vospominanija. Stichotvorenija, Sankt-Peterburg 2004.
M. Sabbatini, Tra il Sajgon e Praga. Il sessantotto e dintorni a Piter, «eSamizdat», 2005, (III), n. 2-3, pp. 86-89.
M. Sabbatini, «Quel che si metteva in rima»: cultura e poesia underground a Leningrado, Europa Orientalis, Salerno 2008, pp. 78-85.
V. Parisi, Il lettore eccedente. Edizioni periodiche del samizdat sovietico, 1956-1990, il Mulino, Bologna 2013, p. 295.

 

[Federico Iocca]
[scheda aggiornata al 16 aprile 2018]