Jurij Vladimirovič Mal’cev

Jurij Vladimirovič Mal’cev

Jurij Vladimirovič Mal’cev
(Rostov sul Don, 1932-Berbenno in Valle Imagna, 2017)

DESCRIZIONE:

Docente di italianistica all’Università Statale di Mosca (MGU) e, in Italia, di Lingua e Letteratura russa presso varie Università, fra cui, per molti anni, l’Università Cattolica di Milano, Jurij Mal’cev è stato tra i primi dissidenti in Unione Sovietica, e tra i pochi che emigrarono in Italia, dove Mal’cev si stabilì  dal 1974.
Nel 1968 sottoscrisse un appello in difesa degli scrittori Aleksandr Ginzburg e Jurij Galanskov e nel 1969 fondò a Mosca, anche insieme ad altre personalità, il primo gruppo ‘informale’ per la difesa dei diritti dell’uomo. Subì il licenziamento, l’ostracismo sociale e fu internato in manicomio.
Nel 1976 dette vita, insieme a un gruppo di amici fra cui Sergio Rapetti e Giovanni Codevilla, alla Cooperativa editoriale indipendente e sostenuta dai soci «La Casa di Matriona», a cui si devono molte traduzioni in lingua italiana di opere russe. Con «La Casa di Matriona» Mal’cev pubblicò i suoi due lavori più importanti ovvero L’altra letteratura (1957-1976). La letteratura del samizdat da Pasternak a Solženicyn (traduzione italiana del suo volume Vol’naja russkaja literatura del 1976 pubblicato con Possev-Verlag) e Ivan Bunin. La vita e l’opera: 1870-1953 (1987; nel 1994, sempre per i tipi di Possev-Verlag uscì Ivan Bunin. 1870-1953). I suoi articoli furono pubblicati anche da riviste e periodici come «Novoe russkoe slovo», «Russkaja mysl’», «Grani», «Kontinent», «Famiglia cristiana», «Studi cattolici» e «Nuova Rivista Europea» di Giancarlo Vigorelli, incontrato a Mosca dopo il processo ad Andrej Sinjavskij e Julij Daniėl’; proprio a Vigorelli, peraltro, Mal’cev consegnò una petizione in sostegno dei due scrittori.
Partecipò alla Biennale di Venezia nel 1977 insieme a Iosif Brodskij ed Efim Ėtkind, prese parte al congresso «La dissidenza e la democrazia nei paesi dell’Europa Orientale», tenutosi a Palazzo Vecchio a Firenze nel gennaio 1979, in cui intervennero, tra gli altri, Andrej Amal’rik, Žores Medvedev, lo stesso Sinjavskij, Tat’jana Chodorovič e Vittorio Strada.
L’altra letteratura (1957-1976). La letteratura del samizdat da Pasternak a Solženicyn (1976) è l’opera che, probabilmente, ha caratterizzato in modo più decisivo l’attività accademica, ma anche l’impegno etico e morale, di Mal’cev. Il volume si presenta come una storia della letteratura in cui, accanto a una pleiade di nomi sostanzialmente assenti o considerati ancillari anche nei manuali europei dedicati alla letteratura russa (eccezion fatta per i grandi nomi, quali Boris Pasternak e Aleksandr Solženicyn), si affianca una profonda riflessione su categorie estetiche riconducibili alla cultura russa in generale. Mal’cev prende le mosse dalla definizione del fenomeno del samizdat, per rilevare come la parola censurata non sia stata cifra esclusiva del XX secolo, ma abbia conosciuto anche una sua preistoria nel Settecento russo; una preistoria che ha visto nascere, ad esempio, il Viaggio da Pietroburgo a Mosca di Aleksandr Radiščev, e così tutta quella letteratura estranea al canone ufficiale, allora legato all’esaltazione dello stato, dell’identità nazionale e delle imprese gloriose di zar e zarine, quella letteratura cioè portatrice di trasgressione,  orientata alla violazione del «vero» (o presunto tale), assurto a norma.
La letteratura di cui testimonia Mal’cev, l’altra letteratura appunto, è quella produzione iniziata convenzionalmente con il Dottor Živago di Pasternak – evidentemente erede di una tradizione precedente – e giunta a toccare la contemporaneità più prossima, rappresentata dalle penne di Sinjavskij, Daniėl’, Aleksandr Solženicyn, passando attraverso il gruppo SMOG, ma anche scrittori molto diffusi nel samizdat come Jurij Mamleev e Vladimir Maramzin,  a cui sono dedicate lucide pagine sulla sperimentazione di lingua e stile.
Tre sono, di fatto, i nuclei concettuali che emergono dalla trattazione di Mal’cev sulla letteratura nata e  circolata in clandestinità: 1) la soggettività; 2) l’apologia dell’anima e 3) la “sperimentazione delle forme”.
Partendo proprio dallo Živago di Pasternak, un «evento storico»,«una sorta di inno alla vita», Mal’cev tiene a rimarcare la dicotomia tra «soggettività» (o «personalità», termine già caro a critici letterari come Jurij Tynjanov), da un lato, che è espressione della cultura russa, e «individualità», dall’altro, che è, invece, figlia del pensiero occidentale. Lo Živago di Pasternak, nella lettura di Mal’cev, è un personaggio paradigmatico capace di sintetizzare quell’anelito tipicamente russo verso un’altra dimensione, una dimensione spirituale (nel caso di Živago-Pasternak, cristiana) in cui il soggetto tende a riconoscersi. Si tratta di una soggettività che progressivamente abbandona se stessa per entrare in comunione con l’altro (sia esso un simile sia esso Dio), rinunciando a qualsivoglia personalismo, tipico, invece, della cultura illuministica, spesso idealizzata ed erroneamente trasformata in valore universale. Ecco perché Mal’cev critica con spietata acredine il giudizio di Italo Calvino in merito allo Živago, tacciato dall’intellettuale italiano di rifiutare tutto «in nome di una cristallina purezza spirituale» (p. 30). Per Mal’cev Calvino cade in errore quando ritrae Živago nella galleria degli éntragers (Ibidem) e non ne comprende, al contrario, la generosità, quel rispetto e quello slancio verso l’altro, frutto della centralità dell’anima, tracciabile in tutta la grande cultura russa.
La sperimentazione delle forme diventa per Mal’cev una sorta di leitmotiv della letteratura clandestina, non solo di quella prodotta dal 1957 in poi, ma anche di quella già scritta nel corso degli anni ’20 e ’30. È per questo che nella sua analisi letteraria occupa un posto di rilievo l’opera di Andrej Platonov, fra gli scrittori prediletti da Mal’cev, perché instancabile «cercatore di verità», radicale sperimentatore dell’idioma, modello per numerosi letterati dell’underground che, similmente all’autore di Čevengur, caddero inevitabilmente nelle strette maglie della censura.

BIBLIOGRAFIA:

A. Bartelloni, In memoria di Jurij Mal’cev in http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/11/in-memoria-di-jurij-malcev/, 28 novembre 2018 (05/2019).
Ju. Mal’cev, Vol’naja russkaja literatura. 1955-1975, Possev-Verlag, Frankfurt 1976.
Id., L’altra letteratura (1957-1976). La letteratura del samizdat da Pasternak a Solženicyn, a cura di L. Dal Santo, La Casa di Matriona, Milano 1976.
Id., I dissidenti sovietici in Italia, traduzione dal russo di M. Moretti in «Enthymema», n. XII, 2015, pp. 155-159.
Id., Po zakoulkam pamjati. O dissidentstve i sovetskoj žizni in «Novyj Žurnal», New York, n. 279, 2015, ora in http://magazines.russ.ru/nj/2015/279/22m.html(05/2019).
O. Mramornov, [rec. a], Ivan Bunin pered zagadkoj russkoj duši. Ju. Mal’cev, Ivan Bunin. 1870-1953 (Possev-Verlag, Frankfurt na Mejne-M. 1994) http://magazines.russ.ru/novyi_mi/1995/9/bookrev03.html (05/2019)
A.G. Papovjan, Pisateli-dissidenty. Bibliografičeskie stat’i in «NLO», n. 67, 2004 http://magazines.russ.ru/nlo/2004/67/diss25-pr.html (05/2019).
Rapetti, G. Codevilla, In memoria di Jurij Mal’cev in «La Nuova Europa», 9 novembre 2017 https://www.lanuovaeuropa.org/testimoni/2017/11/09/in-memoria-di-jurij-malcev (05/2019)

[Giuseppina Larocca]
[scheda aggiornata al 25 maggio 2019]