{"id":18924,"date":"2019-12-04T15:38:24","date_gmt":"2019-12-04T14:38:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/?p=18924"},"modified":"2019-12-04T15:38:24","modified_gmt":"2019-12-04T14:38:24","slug":"una-giornata-di-ivan-denisovic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/una-giornata-di-ivan-denisovic\/","title":{"rendered":"\u00a0Una giornata di Ivan Denisovi\u010d"},"content":{"rendered":"<p>AUTORE<br \/>\nAleksandr Isaevi\u010d Sol\u017eenicyn (1918-2008)<\/p>\n<p>ANNI DI REDAZIONE<br \/>\n1959-1962<\/p>\n<p>ANNO DI PRIMA PUBBLICAZIONE<br \/>\nNovembre 1962<\/p>\n<p>CASA EDITRICE<br \/>\n&#8220;Novyj Mir&#8221;<\/p>\n<p>LUOGO DI EDIZIONE<br \/>\nMosca<\/p>\n<p>ANNO DI PRIMA EDIZIONE<br \/>\nNovembre 1962<\/p>\n<p>DESCRIZIONE:<br \/>\n<em>Odin den\u2019 Ivana Denisovi\u010da<\/em> (Una giornata di Ivan Denisovi\u010d) \u00e8 l\u2019opera degli esordi che segna il successo letterario di Sol\u017eenicyn. La prima stesura risale al periodo 18 maggio \u2013 30 giugno 1959, a Rjazan\u2019, citt\u00e0 in cui, dopo la liberazione dal Gulag e la riabilitazione, egli si era trasferito nel giugno 1957, come insegnante di fisica e astronomia. Prima di quest\u2019opera, dal 1955 al 1958, aveva gi\u00e0 messo mano a <em>V kruge pervom <\/em>(Nel primo cerchio), romanzo ambientato nella \u201c\u0161ara\u0161ka\u201d di Marfino, il lager speciale nei pressi di Mosca, in cui trascorse gli anni di reclusione fino al 1950. In quest\u2019epoca nell\u2019autore si era rafforzata l\u2019esigenza di un\u2019ampia testimonianza dell\u2019esperienza concentrazionaria, che avrebbe trovato realizzazione con <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/arcipelago-gulag-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Arcipelago Gulag<\/em><\/a>. In tal senso, <em>Una giornata di Ivan Denisovi\u010d<\/em> \u00e8 un primo nucleo di una opera documentale di grande respiro e in divenire. La narrazione \u00e8 incentrata sulla doviziosa descrizione di una gelida giornata del gennaio 1951, trascorsa in un Gulag siberiano dal recluso Ivan Denisovi\u010d \u0160uchov, un contadino di un piccolo villaggio della Russia centrale che, arruolatosi durante la guerra, era stato condannato dal tribunale militare sovietico per disfattismo e spionaggio, per essersi consegnato prigioniero ai nazisti. L\u2019identificazione tra l\u2019autore e \u0160uchov \u00e8 immediata: Sol\u017eenicyn, accusato a suo tempo per delle lettere intercettate dalla censura in cui criticava Stalin, scont\u00f2 una simile pena dal 1945 al 1956, di cui un terzo, dall\u2019agosto del 1950 al febbraio 1953, nel Gulag di Ekibastuz in Kazakistan. Dal racconto emerge come la durezza estrema del lager arrivi ad annullare anche il rancore verso il potere sovietico; la lotta per non soccombere al freddo, alla fame, alla fatica, non contemplano la prospettiva della rivalsa e neanche della liberazione. Per \u0160uchov l\u2019unica forma di resistenza all\u2019ingiustizia, per un\u2019assurda condanna, consiste nel superamento della quotidiana prova del sopravvivere. Il tentativo di oggettivare la realt\u00e0 concentrazionaria, di rendere razionali il pensiero e l\u2019azione del protagonista, nonostante la disumanit\u00e0 in cui questi opera, colpiscono i primi lettori del testo, tra cui Aleksandr Tvardovskij, direttore della rivista \u201cNovyj Mir\u201d.<br \/>\nDopo il duro attacco di Nikita Chru\u0161\u010dev contro Stalin durante il XXII Congresso del partito che si tenne tra il 17 e il 31 ottobre 1961, Sol\u017eenicyn aveva fatto pervenire a Mosca il manoscritto. Il 10 novembre 1961, Raisa Orlova, moglie di Lev Kopelev, compagno di cella di Sol\u017eenicyn durante la detenzione a Marfino, recapit\u00f2 il manoscritto anonimo ad Anna Berzer, della redazione di \u201cNovyj Mir\u201d. Per non lasciare orfana l\u2019opera, Kopelev propose come pseudonimo A. Rjazanskij. A dicembre, Tvardovskij si trov\u00f2 a valutare <em>Sof\u2019ja Petrovna<\/em> di Lidija \u010cukovskaja e il racconto dell\u2019uomo di Rjazan\u2019. Rimase colpito da quest\u2019ultimo. Tramite Kopelev, Sol\u017eenicyn fu invitato a recarsi a Mosca il 12 dicembre, per siglare l\u2019accordo della pubblicazione. L\u2019opera sub\u00ec diversi alleggerimenti rispetto alla prima stesura. Il titolo stesso <em>S\u010d-854<\/em>. <em>Odin den\u2019 odnogo zeka<\/em> (S\u010d-854. La giornata di un detenuto) fu cambiato per volont\u00e0 di Tvardovskij<em>, <\/em>con il titolo meno connotato di <em>Una giornata di Ivan Denisovi\u010d<\/em>. Il lavoro di redazione occup\u00f2 l\u2019inizio del 1962. Il linguaggio del racconto non era normativo, evadeva dal canone realista socialista e attingeva, piuttosto, al gergo del Gulag con le sue sgrammaticature e asprezze lessicali da un lato, dall\u2019altro sorprendeva la lingua di \u0160uchov, che riportava in vita (attraverso la letteratura), una parlata regionale e tipica dei contadini che abitavano province dello stato sovietico, prima di venire deportati e quindi liquidati come classe, parlate che per queste congiunture storiche erano di fatto sparite.<br \/>\nIn virt\u00f9 dello stile e del peso specifico, il testo fu rinominato <em>povest\u2019<\/em>, Tvardovskij chiese delle recensioni a K. \u010cukovskij, K. Simonov, S. Mar\u0161ak, K. Paustovskij, i quali si espressero positivamente. Il redattore di \u201cNovyj mir\u201d scrisse anche una breve introduzione all\u2019opera, allegandola a una lettera a Chru\u0161\u010dev. Il 6 agosto del 1962, il dossier fu recapitato a Vladimir Lebedev, consigliere del Segretario generale. Chru\u0161\u010dev e Anastas Mikojan diedero parere positivo. Il 12 ottobre 1962 il Comitato centrale del partito approv\u00f2 la pubblicazione. Lebedev, che aveva un certo ascendente su Chru\u0161\u010dev, gioc\u00f2 un ruolo determinante nella decisione e riconsegn\u00f2 il testo con alcune annotazioni, che furono poi accolte dall\u2019autore.<br \/>\nIl 17 novembre l\u2019opera usc\u00ec sul n. 11 di \u201cNovyj mir\u201d (pp. 8-74) e ottenne un immediato successo tra i lettori sovietici. Nel corso del 1963 il testo fu ristampato in volume da Sovetskij pisatel\u2019. Grande fu il clamore in Occidente e le traduzioni si moltiplicarono rapidamente. L. Cohen propose di girare un film negli USA ispirato a <em>Una giornata di Ivan Denisovi\u010d<\/em>. Il ministro della cultura, Ekaterina Furceva, si oppose a tale proposta.<br \/>\nIn Italia si diffuse rapidamente la notizia della pubblicazione: gi\u00e0 il 21 novembre 1962, il \u201cCorriere della sera\u201d, titolava: \u201cPrima novella sovietica sull\u2019incubo della dittatura\u201d. Negli stessi giorni, Enzo Bettiza, corrispondente da Mosca per <em>La Stampa, <\/em>consigliava a <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/mondadori\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Mondadori<\/a> di considerare con urgenza il testo e il 27 novembre pubblicava un articolo sulla \u00abprima requisitoria sovietica sui campi di concentramento siberiani\u00bb, con la novit\u00e0 rappresentata dal personaggio immaginario \u00abIvan Denissovic, protagonista del racconto di Solzhenizin; ma il libro (autorizzato personalmente da Kruscev) \u00e8 un documento: l\u2019autore visse in quei \u2018Lager\u2019. \u2013 L\u2019orrore non nasce da una crudelt\u00e0 violenta, ma dal disperato logorio degli uomini condannati senza perch\u00e9\u00bb. Nella stessa data, Raffaello Uboldi, sulle pagine de <em>Il Giorno<\/em>, di cui era corrispondente da Mosca, pubblic\u00f2 alcuni brani del racconto. Nel frattempo, sul numero di dicembre de <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/leuropa-letteraria\/\">\u201cL\u2019Europa letteraria\u201d<\/a>, usciva l\u2019articolo di Tvardovskij sul \u201ccaso Solzhenizin\u201d (Vigorelli, Tvardovskij 1962). Forte fu l\u2019interessamento de <em>L\u2019Espresso<\/em> dove, per volont\u00e0 di Eugenio Scalfari, dal 2 dicembre al 27 gennaio 1963 l\u2019opera tradotta fu pubblicata a puntate, corredata dall\u2019introduzione di Enzo Bettiza (alias Sarmatius). <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/giulio-einaudi-editore\/\">Einaudi<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/garzanti-editore\/\">Garzanti<\/a> si divisero la posta della prima traduzione. A met\u00e0 gennaio del 1963, R. Uboldi, coadiuvato da un anonimo traduttore moscovita, consegn\u00f2 il lavoro a Einaudi, mentre Giorgio Kraiski lo tradusse per Garzanti, edizione in cui apparve anche la prefazione di Tvardovskij. Diversi furono gli articoli dedicati alla novit\u00e0 editoriale: il 23 gennaio 1963, <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/vittorio-strada\/\">Vittorio Strada<\/a> intuiva la portata storica dell\u2019opera, e sulle colonne de <em>l\u2019Unit\u00e0 <\/em>delineava \u00abuna stagione pi\u00f9 matura nella cultura sovietica [\u2026] Il libro del Solzhenitsyn \u00e8 poi un evento rivoluzionario nella formazione della coscienza civile e morale del lettore sovietico, una pietra miliare della letteratura del \u2018disgelo\u2019 in un prima e in un dopo l\u2019Ivan Denisovic\u00bb (Strada 1963a: 6). In un successivo articolo, su <em>Rinascita<\/em>, considerava<em> Una giornata di Ivan Denisovi\u010d<\/em> un atto letterario eroico, nonostante lo sguardo limitato dell\u2019eroe, l\u2019opera poteva considerarsi socialista e necessaria alla denuncia di Stalin (cf. Strada 1963b: 24-25). Nel corso del 1963 si anim\u00f2 il dibattito tra critici di diverso orientamento, quali P. Alatri, E. Forcella e G. Herling, anch\u2019egli testimone dal Gulag (cf. Herling 1963: 55-58). Dalle colonne del<em> Corriere della sera, <\/em>si definiva il racconto come \u00abl\u2019esempio di un non conformismo davvero singolare nel mondo comunista\u00bb (Gramigna 1963: 7).<br \/>\nNell\u2019agosto del 1963 in un convegno sul romanzo, organizzato a Leningrado dalla Comunit\u00e0 degli scrittori europei, di cui si trova ampio riscontro su \u201cL\u2019Europa letteraria\u201d (nn. 22-23-24), fece notizia l\u2019assenza di Sol\u017eenicyn, che l\u2019inviato Enzo Biagi presagiva, affermando in un suo articolo che Sol\u017eenicyn \u00e8 \u00a0professore in una lontana provincia e sembra sia gravemente malato, \u00a0in pochi conoscono la sua opera che viene gi\u00e0 ritirata dopo la pubblicazione . In realt\u00e0, la posizione dell\u2019autore era ormai divenuta scomoda in Urss, pertanto suscit\u00f2 scalpore l\u2019intervento leningradese di Tvardovskij in sua difesa. Il testo del redattore di \u201cNovyj Mir\u201d fu pubblicato in italiano su \u00a0\u201cL\u2019Europa letteraria\u201d.<br \/>\nNel corso del 1963, in Italia si distinsero anche le posizioni di aperta critica da parte di Giovanni Giudici sul n. 5 di \u201cQuesto e altro\u201d e di <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/franco-lattes-fortini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Franco Fortini<\/a> \u201cDel disprezzo per Solzenicyn\u201d, sul n. 12 di \u201cQuaderni Piacentini\u201d. \u00c8 il riflesso del caso che stava montando in Urss con difensori e detrattori dello scrittore. Agli inizi del 1964 le disquisizioni sulla letteratura concentrazionaria erano sempre in voga e l\u2019attenzione intorno al caso Sol\u017eenicyn registrava ormai posizioni polarizzate (cf. Bettiza 1964: 11). Lo si evince dalle colonne de <em>l\u2019Unit\u00e0<\/em>, dove l\u2019inviato da Mosca Augusto Pancaldi torna a spiegare l\u2019estrema attualit\u00e0 dell\u2019autore e dei suoi temi: \u00abIvan Denisovic \u00e8 diventato la pietra di paragone sulla quale ognuno misura le proprie aspirazioni per ci\u00f2 che \u00e8 e dovr\u00e0 diventare la societ\u00e0 sovietica\u00bb. Dal n. 26 de <em>L\u2019Europa Letteraria<\/em>, <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/giancarlo-vigorelli\/\">Giancarlo Vigorelli<\/a> e Vittorio Strada auspicavano l\u2019attribuzione del Premio Lenin al fine di consacrare Sol\u017eenicyn. Oltre agli interventi di Strada e Tvardovskij, neanche la recensione di Jurij Lotman, inviata al comitato del premio Lenin, sort\u00ec l\u2019effetto sperato. A Sol\u017eenicyn non fu attribuito il Premio Lenin, n\u00e9, come sperava Vigorelli, il Premio\u00a0Internazionale di Letteratura del\u00a01964, che fu conferito a Nathalie Sarraute. Tale misconoscimento del testimone del Gulag era un segnale politico inequivocabile ed ebbe nuova grande eco nella stampa occidentale. Simile attenzione mediatica avrebbe trovato riscontro con la successiva attribuzione del Nobel nel 1970. Di l\u00e0 dal successo iniziale, in Urss \u2018Ivan Denisovi\u010d\u2019 d\u2019ora in poi seguir\u00e0 il destino del suo autore, emarginato e collocato progressivamente tra le file del dissenso; come ricorda Angelo Maria Ripellino, nell\u2019articolo <em>I topi del regime <\/em>del 1967 \u201ca Solzenicyn \u00e8 toccata la mala sorte d\u2019essere il primo rapsodo dell\u2019agonia di milioni di condannati innocenti nei campi della Siberia. Di questo gli danno ora colpa burocrati ed altre bertucce, che sono il travestimento degli aguzzini brutali da lui raffigurati nelle aspre \u2018stazioni\u2019 di\u00a0<em>Un giorno di Ivan Den\u00ecsovic<\/em>\u201d.<br \/>\nMentre versioni non censurate dell\u2019opera sarebbero circolate in Urss grazie al <em>samizdat<\/em>, la traduzione italiana di <em>Una giornata di Ivan Denisovi\u010d <\/em>si \u00e8 nel tempo sempre basata sul testo censurato del 1962. Solo nel 2017, per Einaudi, \u00e8 uscita la versione integrale, in una nuova traduzione, dopo che nel 2006 il testo \u00e8 apparso corretto e restaurato dall\u2019autore nella sua versione originale.<\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA:<br \/>\nE. Bettiza, <em>I giorni tutti uguali di agonia e umiliazione nella \u2018casa dei morti\u2019 per i dannati di Stalin<\/em>, \u201cLa Stampa\u201d, 27\/11\/1962, p. 3.<br \/>\nE. Bettiza, <em>Ex prigioniero narra sulle <\/em>Izvestija<em> le atrocit\u00e0 dei \u2018Lager\u2019 staliniani\u201d<\/em>, \u201cLa Stampa\u201d, 15\/01\/1964, p. 3.<br \/>\nE. Biagi, <em>Scrittori deportati da Stalin e ungheresi ribelli al convegno di Leningrado sulla libert\u00e0 dell\u2019arte<\/em>, \u201cLa Stampa\u201d, 06\/08\/1963, p. 3.<br \/>\nG. Gramigna, <em>Altre voci del \u2018disgelo\u2019<\/em>, \u201cCorriere della sera\u201d, 09\/02\/1963, p. 7.<br \/>\nG. Herling, <em>Jegor e Ivan Denisovic<\/em>, \u201c<em>Tempo presente\u201d<\/em>, gennaio 1963, pp. 55-58.<br \/>\nA. Pancaldi, <em>Solzhenitsyn sotto il fuoco della giuria<\/em>, \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 05\/04\/1964, p. 8.<br \/>\nV. Roberti, <em>Premio Lenin per le lettere a un burocrate della narrativa<\/em>, in \u201cCorriere della sera\u201d, 22\/04\/1964, p. 3.<br \/>\nA.M. Ripellino, <em>I topi del regime<\/em>, \u201cL\u2019Espresso\u201d, 18\/06\/1967, p. 11.<br \/>\nM. Sabbatini, <em>Lagernaja proza Sol<\/em><em>\u017eenicyna v zerkale ital\u2019janskoj kritiki 1960-ch \u2013 na\u010dala 1970-ch godov<\/em>, \u201cTekst i tradicija\u201d, 6 (2018), pp. 62-75.<br \/>\nI. Silone, <em>Perch\u00e9 Solgenitsin. Un premio Nobel fra politica e letteratura<\/em>, \u201cCorriere della sera\u201d, 11\/10\/1970, p. 13.<br \/>\nA.I. Sol\u017eenicyn, <em>Rasskazy i krochotki<\/em>, Id., <em>Sobranie so<\/em><em>\u010dinenij v 30 tt.<\/em>, Tom 1, Vremja, Moskva 2006.<br \/>\nSol\u017eenicyn, A.I., <em>Una giornata di Ivan Denisovi<\/em><em>\u010d<\/em>, a cura di O. Discacciati, Einaudi, Torino 2017.<br \/>\nV. Strada, <em>Con \u2018Ivan Denisovic\u2019 si va oltre il disgelo<\/em>, \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 23\/01\/1963, p. 6.<br \/>\nV. Strada, <em>I vinti sono i vincitori nel libro di Solzenitsyn<\/em>, \u201cRinascita\u201d, 06\/07\/1963, pp. 24-25.<br \/>\nV. Strada, <em>In difesa di Solzenitsyn<\/em>, \u201cL\u2019Europa letteraria\u201d, 26 (1964). \u2116 26, pp. 5-13.<br \/>\nA. Tvardovskij, <em>Il convincimento dell\u2019artista e l\u2019esempio di Solzenitsyn<\/em>, \u201cL\u2019Europa letteraria\u201d, 22-23-24 (1963), pp. 153-156.<br \/>\nG. Vigorelli, A. Tvardovskij, <em>Il caso Solzhenizin<\/em>, \u201cL\u2019Europa letteraria\u201d, 18 (1962), pp. 113-115.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">[Marco Sabbatini]<br \/>\n[scheda aggiornata al 28 novembre 2019]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AUTORE Aleksandr Isaevi\u010d Sol\u017eenicyn (1918-2008) ANNI DI REDAZIONE 1959-1962 ANNO DI PRIMA PUBBLICAZIONE Novembre 1962 CASA EDITRICE &#8220;Novyj Mir&#8221; LUOGO DI EDIZIONE Mosca ANNO DI PRIMA EDIZIONE Novembre 1962 DESCRIZIONE: Odin den\u2019 Ivana Denisovi\u010da (Una giornata di Ivan Denisovi\u010d) \u00e8 l\u2019opera degli esordi che segna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":18922,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[621],"tags":[977,587,978,828,625],"class_list":["post-18924","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ricezione-case-study-en","tag-aleksandr-solzenicyn-en-2","tag-gulag-en","tag-novyj-mir-en","tag-leuropa-letteraria-en","tag-sovetskij-pisatel-en"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18924","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18924"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18924\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18925,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18924\/revisions\/18925"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/18922"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18924"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18924"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18924"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}