{"id":18787,"date":"2019-09-21T15:05:01","date_gmt":"2019-09-21T13:05:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/alfabeta\/"},"modified":"2019-10-18T09:31:10","modified_gmt":"2019-10-18T07:31:10","slug":"alfabeta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/alfabeta\/","title":{"rendered":"Alfabeta"},"content":{"rendered":"<p><strong>DATA INIZIO:<br \/>\n<\/strong>1979<\/p>\n<p><strong>DATA FINE:<br \/>\n<\/strong>1988<\/p>\n<p><strong>LUOGO:<br \/>\n<\/strong>Milano<\/p>\n<p><strong>REDAZIONE:<br \/>\n<\/strong>Nanni Balestrini, Omar Calabrese, Maria Corti, Gino Di Maggio, Umberto Eco, Maurizio Ferraris, Carlo Formenti, Marisa Giuffra, Francesco Leonetti, Antonio Porta, Pier Aldo Rovatti, Gianni Sassi, Mario Spinella, Nino Trombetta, Paolo Volponi.<\/p>\n<p><strong>DESCRIZIONE:<br \/>\n<\/strong>La storia di \u00abAlfabeta\u00bb inizia nel 1975, quando Gino Di Maggio, animatore della cultura milanese sin dagli anni Sessanta, e George Brecht, uno dei principali esponenti di <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/fluxus\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><u>Fluxus<\/u><\/a>, danno vita alla rivista \u00ab\u03b1-beta. Laboratorio di critica delle arti visive, di storia dell\u2019arte e \u2026\u00bb, che vede l\u2019uscita di 8 numeri fino al marzo 1976, pubblicati dalla casa editrice Multhipla di Milano, diretta dello stesso Di Maggio. La redazione \u00e8 animata da Di Maggio, Brecht, Gianni Emilio Simonetti, Gianni Sassi e Sergio Albergoni, che si avvalgono della collaborazione di Pasquale Alferj, Giuseppe Galante e Achille Bonito Oliva. La rivista si pone come veicolo di diffusione delle opere e delle iniziative del movimento <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/fluxus\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><u>Fluxus<\/u><\/a> ed \u00e8 impegnata nella discussione sull\u2019eredit\u00e0 delle avanguardie storiche e del <u>Situazionismo<\/u>. Pochi anni dopo la chiusura, il titolo, leggermente modificato, viene riutilizzato dall\u2019editore per una nuova rivista, che eredita in parte i collaboratori di quella precedente; nasce cos\u00ec \u00abAlfabeta. Mensile di informazione culturale\u00bb, che vedr\u00e0 l\u2019uscita di 114 numeri tra il 1979 e il 1988. La direzione \u00e8 affidata a un comitato che stabilisce la linea editoriale in maniera collegiale ed \u00e8 composto, oltre che da Di Maggio e Sassi, da Nanni Balestrini, Umberto Eco, Paolo Volponi, Antonio Porta, Maria Corti, Francesco Leonetti, Pier Aldo Rovatti e Mario Spinella. Il gruppo redazionale comprender\u00e0 in seguito Omar Calabrese, Maurizio Ferraris, Vincenzo Bonazza, Marisa Giuffra, Nino Trombetta e Carlo Formenti. A partire dal 1981 \u00abAlfabeta\u00bb si trasforma in una cooperativa, gestita dai membri del comitato, e la pubblicazione verr\u00e0 curata dalla casa editrice Intrapresa, fondata, tra gli altri, da Gianni Sassi, che svolge anche il ruolo di <em>art directo<\/em>r della rivista. Come ricordano gli stessi collaboratori, il vero ideatore della rivista pu\u00f2 essere considerato Nanni Balestrini, costretto tuttavia ad allontanarsi dall\u2019Italia e a fuggire esule in Francia all\u2019indomani della fondazione della rivista stessa, a causa delle accuse di associazione sovversiva e banda armata che, assieme allo scrittore, colpiscono tanti altri esponenti dei movimenti di opposizione con i ben noti procedimenti giudiziari del 7 aprile 1979, accuse rivelatesi poi del tutto infondate e che possono interpretarsi, nei fatti, come un attacco alla libert\u00e0 di espressione del dissenso. I primi numeri di \u00abAlfabeta\u00bb contengono pi\u00f9 di un appello in favore di Balestrini e numerose dichiarazioni di solidariet\u00e0 nei confronti di tutti i militanti colpiti dall\u2019istruttoria del \u201c7 aprile\u201d, affiancati da discussioni pi\u00f9 ampie e approfondite sul garantismo. A Balestrini si deve in particolare l\u2019idea di una rivista gestita da un comitato di redazione estremamente eterogeneo al suo interno, che garantisce una linea editoriale in costante apertura e si alimenta del confronto intellettuale, radunando le forze \u201csuperstiti\u201d della sinistra dopo la dura repressione dei movimenti degli anni Settanta e in piena era post-ideologica. Alla redazione prendono parte, infatti, intellettuali e scrittori &#8211; tra cui molti che erano stati membri del <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/gruppo-63\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><u>Gruppo 63<\/u><\/a> &#8211; connotati da esperienze culturali e posizioni ideologiche diverse, che convergono tuttavia nel progetto di una rivista militante e impegnata contro il cosiddetto \u201criflusso\u201d degli anni Ottanta. L\u2019obiettivo precipuo \u00e8 quello di proporre un punto di vista critico sulla realt\u00e0 contemporanea, tentando di ri-cartografare la situazione culturale e di offrire al contempo prospettive aperte sul futuro &#8211; \u00ableggere o rileggere quanto era stato detto e quanto ancora \u00e8 da dire\u00bb (Editoriale, n. 1, 1979, p. 1) &#8211; rivolgendosi soprattutto ai giovani della generazione postsessantottesca in un periodo storico in cui si percepisce chiaramente la disgregazione del sistema culturale e politico. Da qui l\u2019immagine, utilizzata nel primo editoriale, del ponte di San Luis Rey &#8211; dal libro di Thornton Wilder &#8211; in cui un assembramento casuale di persone che si trovano su un ponte mentre sta crollando, si scopre unito da \u00abmisteriosi rapporti\u00bb (M. Corti, <em>Premessa<\/em>, in <em>Alfabeta 1979-1988<\/em>, Bompiani, Milani 2012, p. 5), metafora scoperta di una parte della classe intellettuale che tenta di riabilitare il proprio ruolo rispetto alla societ\u00e0, in una situazione in cui appare del tutto consumata la crisi dell\u2019intellettuale, ma in cui si verifica anche la fine di tendenze artistiche e culturali definite sulla base di intenti programmatici comuni. \u00abAlfabeta\u00bb mantiene fede ai propositi iniziali lungo l\u2019intero arco della sua attivit\u00e0, costituendosi come una delle poche riviste degli anni Ottanta capaci di stimolare il dibattito culturale, ma svolge anche un ruolo primario nella promozione di nuove tendenze letterarie, connotandosi, spiega Romano Luperini, come l\u2019ultima rivista del \u2018900 (cfr. R. Luperini, P. Cataldi, L. Marchiani, V. Tinacci. <em>La scrittura e l&#8217;interpretazione,<\/em> 3. II, Palumbo, Palermo 2005, p. 615). La rivista si presenta come un \u00abgiornale di recensioni\u00bb (Editoriale, n. 1, 1979, p. 1) che, a partire dalla lettura incrociata di testi di generi differenti &#8211; letteratura, saggistica, etc. &#8211; e afferenti a campi diversi del sapere e delle arti, affronta questioni ritenute urgenti rispetto al panorama culturale attuale. Accanto alle <em>recensioni multiple<\/em> ad opera dei singoli collaboratori &#8211; nelle quali vengono recensiti testi diversi che permettono tuttavia di affrontare un unico tema &#8211; la rivista \u00e8 poi organizzata, in buona parte, per rubriche; tra quelle pi\u00f9 durature si menzionano &#8220;Giornale dei giornali&#8221;, a cura di Index-Archivio critico dell\u2019informazione, dedicata a uno spoglio di quotidiani e riviste su alcuni problemi di attualit\u00e0, e &#8220;Cfr<em>.&#8221;<\/em>, che accoglie recensioni brevi di singoli testi o eventi culturali. Le foto e le illustrazioni presenti in ogni numero sono dedicate a un unico tema e spesso si presentano come anticipazioni o promozioni dei volumi, delle mostre o degli eventi da cui sono riprese o a cui si riferiscono: esse svolgono un ruolo equivalente alle recensioni, conducendo un discorso parallelo e autonomo rispetto ai testi (cfr. O. C., <em>Le immagini di questo numero<\/em>, n. 22, 1981, p. 1). Tra i temi d\u2019attualit\u00e0 e propriamente politici affrontati dalla rivista si trovano soprattutto i movimenti e le tematiche ambientaliste, la comunicazione antagonista e la produzione editoriale alternativa (specie con gli interventi di Roberto Di Marco, Maria Corti e Primo Moroni sul n. 5, 1979), il femminismo (si veda in particolare il supplemento al n. 89 del 1986, <em>Dodici donne<\/em>), la repressione dei movimenti di dissenso &#8211; tacciati indistintamente di terrorismo dallo Stato, dai media e dal PCI -, ma anche la rivendicazione dell\u2019attualit\u00e0 delle ragioni del Sessantotto, in risposta ai meccanismi di spettacolarizzazione cui l\u2019evento \u00e8 sottoposto da parte dei media (cfr. C. Formenti, <em>Il dibattito politico<\/em>, in <em>Alfabeta 1979-1988<\/em>, cit., pp. 11-17). All\u2019interno della rivista \u00e8 dedicato ampio spazio al dibattito filosofico, con particolare riguardo alla questione della \u201ccrisi della ragione\u201d, che, come spiega Ferraris, corrisponde in sostanza a un discorso sulla crisi della figura intellettuale (cfr. M. Ferraris, <em>Il dibattito filosofico<\/em>, in <em>Alfabeta 1979-1988<\/em>, cit., pp. 445-6); assume inoltre notevole rilievo il dibattito intorno all\u2019affermazione del <em>pensiero debole<\/em>, accolto all\u2019interno della rubrica &#8220;Debole\/Forte&#8221;. Sono numerosi gli interventi sulla psicoanalisi, specie riguardo alla lezione di Lacan, e i contributi di argomento scientifico, in particolare sull\u2019impatto dei nuovi media e dell\u2019informatica sui sistemi sociali e sulle arti, che denotano l\u2019attenzione della rivista per le rivoluzioni tecnologiche in atto e i mutamenti culturali ad esse dovuti (si veda in merito il supplemento al n. 102, 1987, <em>Alfa bis. 1. Lo scimpanz\u00e9, lo scriba e il computer<\/em>). Lo spettro delle forme artistiche di cui la rivista si interessa \u00e8 quanto mai ampio: le discussioni e gli aggiornamenti su cinema e teatro sono spesso affidate a critici di rilievo come Franco Quadri, Giuseppe Bartolucci e Paolo Bertetto, che compare tra i pi\u00f9 assidui collaboratori. Sin dal primo numero viene dedicata grande attenzione alla musica pop e rock, su cui si segnalano in particolare gli interventi di Franco Bolelli. In continuit\u00e0 rispetto alla serie originaria della rivista, prosegue l\u2019interesse per <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/fluxus\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><u>Fluxus<\/u><\/a> e per le avanguardie storiche, in primo luogo per il Futurismo. In questo senso si devono segnalare la presenza delle immagini sulla fotografia futurista (n. 12, 1980), il supplemento <em>L\u2019arte dei rumori di Russolo<\/em>, che ripropone testi del musicista (n. 38, 1982), nonch\u00e9 i numerosi interventi &#8211; di Claudia Salaris, Gianni Emilio Simonetti, Niva Lorenzini e altri &#8211; sul Futurismo in tutte le sue manifestazioni artistiche e la pubblicazione, in collaborazione con la rivista parigina \u00abLa Quinzaine\u00bb, del volume <em>Futurismo\/futurismi<\/em>, edito da Intrapresa nel 1986. La grafica e il fumetto occupano i posti di maggior rilievo e si costituiscono come \u201cdiscorsi\u201d ininterrotti lungo tutto il periodo di attivit\u00e0 della rivista. Si vedano soprattutto, per quel che concerne la grafica, le immagini dei manifesti di Massimo Dolcino (n. 22, 1981), quelle delle riviste d\u2019avanguardia (n. 44, 1983), delle fanzine dell\u2019underground (n. 13, 1980), e, soprattutto, il supplemento al n. 83 del 1986,<em> Scenari della grafica<\/em>, che fa seguito alle immagini dello stesso numero dedicate a <em>Futurismo e industria: il caso Depero<\/em>; si vedano infine le immagini sulla grafica culturale nel n. 61 del 1984 presentate da Giovanni Anceschi, che coglie l\u2019occasione per parlare della grafica della stessa \u00abAlfabeta\u00bb. Di fumetti discute per la prima volta Roberto Giovannoli con l\u2019intervento intitolato <em>Postmodern comix<\/em>, dedicato alle riviste di fumetto underground (n. 28, 1981); le immagini del n. 59 del 1983 sono anch\u2019esse dedicate al fumetto underground e si segnala inoltre il supplemento <em>L\u2019arte del fumetto<\/em> del n. 91 del 1986, accompagnato dalle immagini intitolate <em>Il fumetto e le cose<\/em> di Pablo Echaurren. Le immagini dell\u2019ultimo numero della rivista sono poi tratte dalle tavole di Andrea Pazienza e accompagnate da un\u2019introduzione di Colonnetti sull\u2019importanza delle immagini come parte integrante del progetto di \u00abAlfabeta\u00bb. Quello letterario \u00e8 tuttavia il campo in cui la rivista \u00e8 maggiormente impegnata, come si evince a partire dai numerosi supplementi letterari, espressione del lavoro di riflessione condotto in merito alla situazione letteraria attuale all\u2019interno della redazione, e dai supplementi dedicati ai centri del dibattito culturale, nonch\u00e9 dalle discussioni che sistematicamente animano il giornale e da cui scaturiscono frequenti occasioni di confronto e collaborazione con altre riviste e \u201cgruppi\u201d di intellettuali. Sin dai primi numeri prende avvio una discussione, che avr\u00e0 importanti sviluppi lungo l\u2019intero arco di vita della rivista, intorno alla possibilit\u00e0 di individuazione di tendenze specifiche nella poesia degli anni Settanta e Ottanta e sui tentativi di ridefinizione del canone poetico mossi da pi\u00f9 parti in reazione alla crisi del canone stesso che si registra in quel torno d\u2019anni. Compaiono infatti sul primo numero la recensione di Renato Barilli sull\u2019antologia <em>Poeti italiani del Novecento<\/em> curata da Mengaldo, intitolata significativamente <em>L\u2019antologia della restaurazione<\/em>, e le recensioni di Giuliano Gramigna dedicate all\u2019antologie poetiche degli anni Settanta, tra cui si dovr\u00e0 ricordare quella a <em>La parola innamorata<\/em>, antologia che inaugura il cosiddetto filone \u201cneo-orfico\u201d o \u201cneo-romantico\u201d, delineando una tendenza poetica che appare piena espressione di disimpegno e di \u201cripiegamento\u201d sulla tradizione lirica. In reazione a queste correnti, l\u2019obiettivo della rivista diviene apertamente quello di promuovere la nascita di tendenze poetiche di segno contrario, che esprimano una volont\u00e0 di intervento della letteratura sulla realt\u00e0 e rielaborino l\u2019eredit\u00e0 della letteratura sperimentale e d\u2019avanguardia. Il dibattito a questo proposito entra nel vivo con il n. 57 del 1984, con il quale viene lanciata la rubrica &#8220;Il senso della letteratura&#8221;, che comprender\u00e0, tra gli altri, interventi di Leonetti, Porta, Raboni, Luperini, Muzzioli, Ferretti, Patrizi e Guglielmi. Il dibattito sulla rubrica sar\u00e0 alla base del convegno eponimo di Palermo del 8-10 novembre 1984, organizzato dalla stessa \u00abAlfabeta\u00bb assieme alla rivista palermitana \u00abL\u2019Acquario\u00bb, ma la discussione risulter\u00e0 continuamente aperta sulle pagine della rivista anche dopo l\u2019incontro di Palermo. In seguito al convegno vengono individuate due macro-tendenze contrapposte nella poesia degli ultimi anni, quella gi\u00e0 menzionata dei \u201cneo-romantici\u201d e quella dei cosiddetti \u201cespressionisti e\/o allegorici\u201d, che si presenta come una tendenza transgenerazionale che recupera la lezione dello sperimentalismo (cfr. <em>Supplemento letterario 4<\/em>, n. 69, 1984). Nel 1985 viene inaugurato un nuovo dibattito dedicato anch\u2019esso alle nuove tendenze, accolto nella rubrica <em>Io parlo di un certo mio libro &#8211; Colloquio italo-francese<\/em>, un dialogo con gli intellettuali francesi gravitanti attorno a \u00abLa Quinzaine\u00bb, che culmina nell\u2019incontro di Roma organizzato dalle due riviste il 13-15 dicembre 1985. Ad \u00abAlfabeta\u00bb si deve anche l\u2019organizzazione del convegno <em>Ricercatori &amp; Co<\/em>, dedicato alla ricerca, alle riviste e alle avanguardie del \u2018900, tenutosi a Viareggio il 26-28 marzo 1987 (cfr. <em>Supplemento letterario 8<\/em>, n. 98, 1987) e numerose altre iniziative di rilancio della critica letteraria, oltre che di una nuova letteratura, e di discussione sui meccanismi editoriali. In questo senso si deve sottolineare la presenza di \u00abAlfabeta\u00bb al convegno di Siena <em>Sull\u2019interpretazione. Ermeneutica e testo letterario<\/em>, del 21-23 maggio 1987, durante il quale Luperini e gli invitati approfondiscono questioni inerenti l\u2019uso dell\u2019allegoria, gi\u00e0 affrontate in precedenza proprio su \u00abAlfabeta\u00bb, e la partecipazione all\u2019incontro di Lecce sulle riviste e sulle tendenze letterarie organizzato da <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/limmaginazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00abl\u2019immaginazione\u00bb<\/a> nell\u2019aprile 1987, da cui emergono le cosiddette \u201cTesi di Lecce\u201d, piattaforma teorica che costituisce, in buona parte, la base programmatica del nascituro <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/gruppo-93\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Gruppo 93<\/a>, e, al contempo, una sorta di punto di arrivo e maturazione del discorso iniziato da \u00abAlfabeta\u00bb con <em>Il senso della letteratura<\/em> (cfr. <em>Siena\/Sull\u2019interpretazione<\/em> e <em>Le tesi di Lecce<\/em>, in \u00abAlfabeta\u00bb, n. 103, 1987). Costantemente presente nel dibattito letterario condotto sulle pagine di \u00abAlfabeta\u00bb \u00e8 l\u2019attenzione per la rivalutazione della componente orale della parola nel testo poetico che si verifica nel fenomeno, sempre pi\u00f9 diffuso, delle declamazioni in pubblico effettuate in prima persona dagli autori, con la conseguente teatralizzazione e spettacolarizzazione della poesia. Su questo aspetto, che appare connaturato alle nuove tendenze poetiche, si concentrano molti interventi, a partire dal commento dedicato al <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/festival-internazionale-dei-poeti-di-castel-porziano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><u>Festival dei poeti di<\/u> <\/a><u>Castel Porziano <\/u>del 1979 (G. Sassi, <em>I giovani, prontamente inseguiti\u2026<\/em>, n. 5, 1979) e, a seguire, quelli che accompagnano i tanti eventi organizzati dalla cooperativa Intrapresa di Sassi, come <em>Guerra alla guerra<\/em> &#8211; festival internazionale di poesia tenutosi nel 1982 a Milano -, <em>Polyphonix<\/em> &#8211; evento in cui si intersecano reading di poesia, video art e musica, organizzato, sempre a Milano, da Jean-Jaques Lebel e Gianni Sassi &#8211; e, soprattutto, <em>MilanoPoesia<\/em>, realizzato da Intrapresa con la collaborazione della stessa \u00abAlfabeta\u00bb, un grande festival annuale di poesia, accompagnata da <em>performance<\/em> e sperimentazioni interdisciplinari, che entra a far parte degli eventi culturali milanesi nel 1984 e di cui la rivista pubblica puntualmente le cronache. Infine, questione che forse pi\u00f9 di altre evidenzia la posizione liminale di \u00abAlfabeta\u00bb nel panorama culturale italiano, situata su quello che appare come un passaggio epocale, \u00e8 il dibattito intorno al Postmoderno, accolto per lo pi\u00f9 all\u2019interno della rubrica &#8220;Postmoderno\/Moderno&#8221; inaugurata nel 1981 (n. 24) e condotto \u201ca cavallo\u201d tra filosofia e letteratura, che comprende alcuni interventi di Jean Francois Lyotard (<em>Regole e paradossi<\/em>, n. 24, 1981; <em>Intervento italiano<\/em>, n. 32, 1982) e le note <em>Postille al \u201cNome della rosa\u201d<\/em> di Umberto Eco (n. 49, 1983). Nonostante il proposito di riprendere in breve tempo le pubblicazioni, l\u2019esperienza di \u00abAlfabeta\u00bb termina con il numero 114 del 1988 per problemi editoriali, con le parole di Colonnetti in prima pagina che, in maniera emblematica, individua il significato pi\u00f9 vero del progetto di \u00abAlfabeta\u00bb nella lezione di Vittorini, che invitava gli intellettuali a non avere paura del confronto con la realt\u00e0 (A. Colonnetti, <em>Il progetto di una rivista senza paura<\/em>, n. 114, 1988, p. 1). Su iniziativa di alcuni dei membri fondatori, tra cui in primo luogo Nanni Balestrini, e di alcuni giovani critici letterari come Andrea Cortellessa e Andrea Inglese, nascer\u00e0 nel 2010 \u00abAlfabeta2\u00bb, edita mensilmente fino al 2014 per 34 numeri dalla Fondazione Mudima di Milano, diretta da Di Maggio; oggi la rivista \u00e8 ancora attiva come \u00abquotidiano di intervento culturale\u00bb online. La nuova rivista viene fondata nel segno della continuit\u00e0 con la precedente, ma in un\u2019epoca in cui \u00abaprire uno spazio di intervento e di critica privo di condizionamenti costituisce gi\u00e0, di per s\u00e9, un gesto di contestazione e di rivolta\u00bb (Editoriale, \u00abAlfabeta2\u00bb, n. 1, 2010).<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA:<br \/>\n<\/strong>Per la storia della rivista si rimanda ai saggi contenuti nel volume <em>Alfabeta 1979-1988. Antologia della rivista<\/em>, a cura di R. Bossaglia, M. Ferraris, C. Formenti, A. Longoni, C. Martignoni, con una premessa di Maria Corti, Bompiani, Milano 2012, nel quale \u00e8 pubblicato anche l\u2019indice completo degli interventi. Sulle immagini della rivista si veda il catalogo <em>Alfabeta 1979-1988: prove d&#8217;artista nella collezione della Galleria civica di Modena<\/em>, a cura di F. Mora, Mudima, Milano 2017; per quel che riguarda \u00ab\u03b1-beta\u00bb si rimanda al saggio di Stella Succi, <em>Fluxus \u00e8 \u00ab\u03b1-beta\u00bb<\/em>, in <em>Alfafluxus<\/em>, supplemento di \u00abAlfabeta2\u00bb, dicembre 2012 e P. Echaurren, C. Salaris, <em>Controcultura in Italia 1967-1977<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 1999. Sulla nuova \u00abAlfabeta2\u00bb si veda infine la pagina\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.alfabeta2.it\/\">https:\/\/www.alfabeta2.it\/<\/a> (11\/07\/2019).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">[Giovanna Lo Monaco]<br \/>\n[scheda aggiornata all\u201911 luglio 2019]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DATA INIZIO: 1979 DATA FINE: 1988 LUOGO: Milano REDAZIONE: Nanni Balestrini, Omar Calabrese, Maria Corti, Gino Di Maggio, Umberto Eco, Maurizio Ferraris, Carlo Formenti, Marisa Giuffra, Francesco Leonetti, Antonio Porta, Pier Aldo Rovatti, Gianni Sassi, Mario Spinella, Nino Trombetta, Paolo Volponi. 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