{"id":18783,"date":"2019-09-30T10:06:13","date_gmt":"2019-09-30T08:06:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/internationale-situationniste\/"},"modified":"2019-09-30T10:06:13","modified_gmt":"2019-09-30T08:06:13","slug":"internationale-situationniste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/internationale-situationniste\/","title":{"rendered":"Internationale situationniste"},"content":{"rendered":"<p><strong>DATA INIZIO:<\/strong><br \/>\n1958<\/p>\n<p><strong>DATA FINE:<br \/>\n<\/strong>1969<\/p>\n<p><strong>LUOGO:<\/strong><br \/>\nParigi<\/p>\n<p><strong>DIRETTORE:<\/strong><br \/>\nGuy Debord<\/p>\n<p><strong>REDAZIONE:<\/strong><br \/>\nMich\u00e8le Bernstein, Mohamed Dahou, Guy Debord, Giuseppe Pinot Gallizio, Asger Jorn, Mustapha Khayati Attila Kot\u00e1nyi, Constant Nieuwenhuys, Helmut Sturm, Raoul Vaneigem, Maurice Wyckaert.<\/p>\n<p><strong>DESCRIZIONE:<\/strong><br \/>\nIl primo numero dell\u2019\u00abInternationale Situationniste\u00bb viene pubblicato nel giugno 1958 a Parigi e indicato come \u00abbollettino centrale\u00bb di tutte le sezioni, dislocate in diversi paesi, che compongono l\u2019omonimo movimento. Viene infatti specificato, sul primo numero, che tutti gli interventi presenti nella rivista &#8211; nella maggior parte dei casi non firmati &#8211; devono essere intesi come espressione del programma collettivo. Diretto dal leader carismatico del <u>Situazionismo<\/u>, Guy Debord, il comitato di redazione comprende molti dei principali esponenti del movimento tra cui, in fasi diverse, Giuseppe Pinot-Gallizio, Asger Jorn, Mohamed Dahou, Maurice Wyckaert, Helmut Sturm, Constant Nieuwenhuys e, negli anni Sessanta, Raoul Vaneigem, Attila Kot\u00e1nyi, Mich\u00e8le Bernstein, Mustapha Khayati. La rivista vede l\u2019uscita irregolare di 12 numeri, fino al 1969. Sin dal primo, la veste grafica, estremamente originale, presenta una copertina metallizzata con colori industriali; all\u2019interno, tuttavia, l\u2019impaginazione rimane \u201csobria\u201d, per rendere agevole la lettura. Secondo la prassi del movimento, si trovano sulle pagine della rivista inserti pubblicitari, fumetti e fotografie d\u00e9tournati, allo scopo di contestare i meccanismi di persuasione e gli interessi occulti che regolano la societ\u00e0 dei consumi. Alle immagini si affiancano poi le notizie di aggiornamento relative alle attivit\u00e0 dell\u2019Internazionale situazionista, in particolare alle conferenze, e interventi di ambito estetico e politico tra i pi\u00f9 rilevanti nella delineazione del programma del movimento. Sul primo numero viene infatti pubblicato <em>La lutte pour le controle des nouvelles techniques de conditionnement<\/em>, in cui si insiste sulla necessit\u00e0 dell\u2019appropriazione dei mezzi di produzione per garantire piena autonomia al lavoro estetico. Compaiono inoltre le <em>Th\u00e8ses sur la revolution culturelle<\/em>, in cui Debord promuove il passaggio da un\u2019arte \u201crivoluzionaria utopistica\u201d a un\u2019\u201carte rivoluzionaria sperimentale\u201d che si applichi direttamente alla pratica quotidiana. Tale istanza, al centro del programma situazionista, si accompagna alla contestazione di tutte le istituzioni e le espressioni artistiche precedenti, comprese quelle d\u2019avanguardia, legate alla concezione borghese dell\u2019arte come sfera separata dalla quotidianit\u00e0. Il primo numero, non a caso, \u00e8 aperto da un editoriale contro le deviazioni del Surrealismo, riassorbito dallo stesso sistema culturale dominante che si era proposto di rovesciare. La questione dell\u2019avanguardia ritorna nel n. 3, dove vengono discussi, in maniera pi\u00f9 approfondita, i termini dell\u2019abolizione dell\u2019arte borghese mediante la cosiddetta \u201ccostruzione di situazioni\u201d (cfr. <em>Le sens du d\u00e9p\u00e9rissement du l\u2019art<\/em>), mentre sul quarto numero del 1960 la dissoluzione dell\u2019arte borghese viene definita come fase di piena \u201crealizzazione\u201d dell\u2019arte stessa e di affermazione del momento rivoluzionario. Il secondo numero comprende un approfondimento delle tecniche fondamentali della pratica situazionista, ovvero la <em>d\u00e9rive<\/em> e il <em>d\u00e9tournement<\/em>, che si trovano alla base della \u201ccostruzione di situazioni\u201d e, con essa, dell\u2019\u201curbanesimo unitario\u201d, punto centrale della rivoluzione culturale e politica promossa dell\u2019Internazionale Situazionista. Il progetto di un nuovo urbanesimo viene introdotto con la pubblicazione del <em>Formulaire pour un urbanisme<\/em> <em>nouveau<\/em> di Giles Ivain sul n. 1 e ripreso sul n. 3 del 1959, nell\u2019intervento <em>L\u2019urbanisme unitaire \u00e0 la fin des ann\u00e9es 50, <\/em>dove si insiste sulla dimensione ludica della <em>d\u00e9rive<\/em> e sul comportamento nomadico degli abitanti.\u00a0 Altra questione che occupa ampio spazio sui primi numeri \u00e8 quella inerente alla cultura industriale e all\u2019automatizzazione, su cui si concentrano gli interventi di Jorn, sul n. 1, e Constant, nel n. 2, mentre sul terzo numero compare in traduzione francese il manifesto della pittura industriale di Pinot-Gallizio, <em>Per un\u2019arte unitaria applicabile. <\/em>In concomitanza con lo \u201cspartiacque\u201d segnato dall\u2019istituzione del Consiglio centrale nel settembre 1960, che porta il movimento a concentrare i propri interventi sul campo politico, si verifica un cambiamento nella linea editoriale della rivista, come si constata, in special modo, a partire dal n. 6 del 1961, in cui viene presentato il nuovo programma del Consiglio. Nei numeri successivi l\u2019attenzione appare concentrarsi sulla critica alla societ\u00e0 dello spettacolo, in relazione alle note teorie esposte in merito da Debord, e sulla questione della liberazione dal lavoro, su cui insiste Vaneigem (cf. <em>Banalit\u00e9s de base<\/em>, n. 8, 1963). Negli ultimi numeri aumenta poi l\u2019attenzione verso i problemi di attualit\u00e0 politica internazionale, come la situazione algerina, e sono presenti diversi resoconti sull\u2019attivit\u00e0 politica dell\u2019Internazionale situazionista, compresi quelli relativi alle sempre pi\u00f9 numerose e \u201cfatali\u201d espulsioni dal movimento. L\u2019ultimo numero, del settembre 1969, indicato come bollettino della sola sezione parigina, \u00e8 in gran parte dedicato al Maggio francese e alle proteste studentesche del Sessantotto. L\u2019\u00ab<a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/internazionale-situazionista-sezione-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Internazionale situazionista<\/a>\u00bb ha visto nel tempo diverse edizioni eponime curate autonomamente dalle sezioni attive al di fuori dalla Francia: nel 1969 viene ad esempio pubblicato l\u2019unico numero curato della sezione italiana e si contano inoltre tre numeri dell\u2019edizione scandinava (cf. n. 12, 1969, pp. 103).<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA:<\/strong><br \/>\nSull\u2019Internazionale situazionista in generale e sui primi numeri della rivista si veda l\u2019imprescindibile studio di Mirella Bandini, <em>L\u2019estetico il politico. Da COBRA all\u2019Internazionale situazionista 1948\/1957<\/em> (1977), Costa&amp;Nolan, Milano 1999. Tutti i numeri dell\u2019\u00abInternationale situazionniste\u00bb in lingua originale sono disponibili sul sito <a href=\"http:\/\/www.ubu.com\/historical\/si\/index.html\">http:\/\/www.ubu.com\/historical\/si\/index.html<\/a> (09\/2019); una ristampa integrale in traduzione italiana \u00e8 stata pubblicata da Nautilus nel 1994.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">[Giovanna Lo Monaco]<br \/>\n[scheda aggiornata al 26 settembre 2019]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DATA INIZIO: 1958 DATA FINE: 1969 LUOGO: Parigi DIRETTORE: Guy Debord REDAZIONE: Mich\u00e8le Bernstein, Mohamed Dahou, Guy Debord, Giuseppe Pinot Gallizio, Asger Jorn, Mustapha Khayati Attila Kot\u00e1nyi, Constant Nieuwenhuys, Helmut Sturm, Raoul Vaneigem, Maurice Wyckaert. 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