{"id":18185,"date":"2019-03-03T10:23:47","date_gmt":"2019-03-03T09:23:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/garzanti-editore\/"},"modified":"2019-09-09T15:06:49","modified_gmt":"2019-09-09T13:06:49","slug":"garzanti-editore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/garzanti-editore\/","title":{"rendered":"GARZANTI EDITORE"},"content":{"rendered":"<p><strong>Garzanti Editore SpA<\/strong><\/p>\n<p><strong>DATE<\/strong>:<br \/>\n1936-<\/p>\n<p><strong>LUOGO<\/strong>:<br \/>\nMilano<\/p>\n<p><strong>COLLANE DI INTERESSE<\/strong>:<br \/>\nI Garzanti, Memoria e documenti, Romanzi moderni, Saggi blu, Sapere tutto<\/p>\n<p><strong>DESCRIZIONE<\/strong>:<br \/>\nNel 1936 Arnoldo Garzanti rilev\u00f2 la storica casa editrice dei Fratelli Treves, fino agli anni \u201910 punto di riferimento dell\u2019editoria italiana per quanto riguardava la letteratura classica russa (sebbene in gran parte tradotta dal francese) e dette vita alla Garzanti Editore SpA, intraprendendo un\u2019operazione editoriale per molti versi affine a quella dei suoi predecessori e per molti altri innovatrice rispetto al passato.<\/p>\n<p>Negli anni compresi tra il 1963 e il 1990 l\u2019editore continu\u00f2 a pubblicare classici come Pu\u0161kin, Turgenev, Dostoevskij, Tolstoj e \u010cechov, traducendoli stavolta dall\u2019originale russo, ma propose al pubblico italiano una serie di titoli \u2013 nella quasi totalit\u00e0 dei casi traduzioni \u2013 afferenti alle culture del dissenso.<\/p>\n<p>Se si eccettuano per tematica <em>La letteratura russa<\/em> di Erhard Marcelle del 1954 e <em>Dopo la lunga notte<\/em> (1962) della poetessa vincitrice del Premio Stalin nel 1951 Galina Nikolaeva (pseudonimo di Voljanskaja), il primo titolo espressione della letteratura non ufficiale usc\u00ec nel 1963 in contemporanea con la traduzione di un\u2019altra casa editrice, la torinese Einaudi: <em><a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/giulio-einaudi-editore\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Una giornata di Ivan Denissovic<\/a>: romanzo<\/em> di Aleksandr Sol\u017eenicyn, pubblicato nel 1962 sulla rivista \u00abNovyj mir\u00bb e primo storico segnale della destalinizzazione. La traduzione, ad opera di Giorgio Kraiski, fu destinata a diventare un caso letterario peraltro assai curioso. Vista l\u2019assenza di una regolamentazione sui diritti d\u2019autore tra editoria sovietica e occidentale (l\u2019URSS non aveva firmato la relativa convenzione internazionale), le case editrici italiane si attivarono velocemente per tradurre i testi di narrativa contemporanea. Nei giorni successivi alla pubblicazione russa della <em>Giornata<\/em>, scatt\u00f2, cos\u00ec, una corsa contro il tempo tra Garzanti ed Einaudi per assicurarsi l\u2019anteprima assoluta italiana che inaspettatamente si aggiudic\u00f2 la prima.<\/p>\n<p>La versione di Garzanti \u2013 similmente a quella di Einaudi \u2013 conobbe un grande successo che port\u00f2 il testo a varie ristampe (nello stesso anno venne pubblicata due volte, poi nel 1970, nel 1971 e infine nel 1974). Le prime tre edizioni confluirono nella collana \u00abRomanzi moderni\u00bb, attiva dal 1954 al 1972 e contenitore di opere straniere principalmente in prosa, mentre la quarta del 1974 venne spostata in \u00abI bianchi\u00bb, la stessa serie fra cui si annoverarono, tra le altre, opere di Giuseppe Fenoglio, Pier Paolo Pasolini e Louis-Ferdinand C\u00e9line.<\/p>\n<p>Sempre nel 1963 Garzanti fece conoscere al lettore italiano un altro scrittore protagonista del panorama letterario sovietico stavolta tra gli anni \u201920 e \u201940, Michail Zo\u0161\u010denko, rappresentante del gruppo dei Fratelli di Serapione, cenacolo letterario liquidato da Luna\u010darskij e definito da Trockij con la formula di \u00abcompagni di strada\u00bb (<em>poput\u010diki<\/em>), attaccato nel 1946, insieme ad Anna Achmatova, da Andrej \u017ddanov in una dura campagna denigratoria. Di Zo\u0161\u010denko Garzanti pubblic\u00f2 una selezione di racconti curata da Pietro Zveteremich sotto il titolo <em>Imballaggio difettoso<\/em> (pi\u00f9 tardi, nel 1979, fu presentato <em>Un giorno disgraziato<\/em> nella silloge <em>Teatro satirico russo: 1925-1934<\/em>, a cura di Milli Martinelli). Il caso Zo\u0161\u010denko apr\u00ec la via alla traduzione di molti testi in prosa degli anni \u201820, soprattutto di marca non ufficiale e in parte gi\u00e0 presentata in Italia, di cui Garzanti si fece promotrice: si tradussero Boris Pil\u2019njak (<em>Storia della luna che non fu spenta e altri racconti<\/em>, trad. it. di P. Zveteremich, Romanzi moderni, 1965; <em>L\u2019anno nudo<\/em>, trad. it. di P. Zveteremich, I Garzanti, 1976), Isaak Babel\u2019 (<em>Il sangue e l\u2019inchiostro: racconti e altri scritti inediti<\/em> a cura di Costantino di Paola, 1980) ed Evgenij Zamjatin, proposto attraverso il distopico <em>Noi<\/em> nella traduzione di Ettore Lo Gatto (I Garzanti, 1972), peraltro comparso nel 1955 per i tipi della bergamasca Minerva Italica e pi\u00f9 volte ripreso nelle edizioni <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/feltrinelli\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Feltrinelli<\/a>.<\/p>\n<p>Seguendo la linea editoriale della pubblicazione di scrittori non propriamente vicini all\u2019<em>estabilishment<\/em> letterario sovietico negli anni post-rivoluzionari, nel 1969 vide la luce <em>La fossa<\/em> di Aleksandr Kuprin, descrizione della vita quotidiana di alcune prostitute in case di tolleranza, tradotta da Kraiski, ma diffusa in italiano a partire dal 1921 in una traduzione di Lo Gatto presentata in forma ridotta per Vitigliano (nel 1930 fu tradotta integralmente dallo stesso slavista per la milanese Monanni). Qualche anno prima, nel 1966, l\u2019uscita de <em>Il Placido Don<\/em> e <em>Terre vergini: romanzo<\/em> del premio Nobel Michail \u0160olochov (entrambi tradotti da Natalia Bavastro) aveva inoltre conferito alla casa editrice un certo prestigio che conferm\u00f2 nei decenni successivi.<\/p>\n<p>In generale, gli anni \u201960 rappresentarono il momento della storia di Garzanti in cui nuove sperimentazioni della letteratura russa contemporanea, anche di quella non ufficiale, trovarono un primo spazio nel catalogo allo scopo di far assumere alla casa editrice un volto diverso, senza snaturarne il profilo \u2018classico\u2019 ereditato dalla Treves.<\/p>\n<p>Dagli anni \u201970 agli anni \u201990 crebbe considerevolmente il numero dei titoli russi afferibili al vasto e diversificato campo delle culture del dissenso e della letteratura della testimonianza: pur mantenendo costanti le ristampe di classici del XIX secolo, si offr\u00ec al lettore la voce letteraria di poeti e scrittori come, tra gli altri, Andrej Sinjavskij (<em>Nell\u2019ombra di Gogol\u2019<\/em>, traduzione e cura di Sergio Rapetti, 1980, Saggi blu, <em>Buona notte, romanzo!<\/em> traduzione dello stesso, collana Narratori moderni, 1987), Evgenij Popov, fra gli autori di <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/antologia-metropol\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Metropol\u2019<\/em> <\/a>(<em>Strane coincidenze<\/em>, traduzione di Gian Piero Piretto, Narratori moderni, 1990) fino ai bardi come Bulat Okud\u017eava (<em>Il povero Avrosimov<\/em>, traduzione di Maria Olsufieva, collana I Garzanti, 1975), o a scrittori testimoni del GULag come Sol\u017eenicyn (gi\u00e0 noto, di cui usciva ora <em>Divisione cancro<\/em> a cura di Olsufieva, collana I grandi libri Garzanti, 1974) ed Elena Bonn\u0117r, moglie del premio Nobel Aleksej Sacharov (<em>Soli insieme<\/em>, traduzione di Barbara Besi Ellena, collana I libri del Quadrifoglio, 1986) e a esperienze pi\u00f9 articolate come quelle della rivista del <em>tamizdat<\/em> <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/kontinent\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00abKontinent\u00bb<\/a> (<em>Kontinent 1. La rivista del dissenso: gli intellettuali e il potere sovietico<\/em>, collana Memoria e documenti, 1975). Non solo. Dall\u2019inizio degli anni Settanta volse la sua attenzione a Bulgakov, autore censurato in patria: nel 1973, seguendo la barese Di Donato, ridette alle stampe la versione sempre ridotta di <em>Maestro e Margherita <\/em>(<em>Maestro e Margherita. Cristo, Pilato, Giuda, Satana, Mosca anni trenta<\/em>, traduzione di Olsufieva, collana I grandi libri Garzanti) e pubblic\u00f2 altri testi bulgakoviani (<em>Uova fatali. Cuore di cane<\/em>, traduzione di Emanuela Guercetti, collana I grandi libri Garzanti, 1990), interessandosi al contempo ad altre opere e autori invisi al potere come Osip Mandel\u2019\u0161tam (<em>Poesie<\/em>, traduzione di Serena Vitale, 1972) e la moglie Nade\u017eda Jakovlevna (<em>Le mie memorie con poesie e altri scritti di Osip Mandel\u2019\u0161tam<\/em>, sempre a opera di Vitale, Saggi, 1972), fino a Boris Pasternak e la cugina Ol\u2019ga Frejdenberg di cui dette alle stampe la ricca corrispondenza (<em>Le barriere dell\u2019anima: corrispondenza con Ol\u02bcga Fr\u00e9jdenberg, 1910-1954<\/em>, traduzione di Vitale, 1987, Saggi blu).<\/p>\n<p>Successivamente l\u2019inizio di pubblicazioni di storie della letteratura russa, realizzate in sinergia con slavisti italiani, manifest\u00f2 la volont\u00e0 dell\u2019editore italiano di fornire al pubblico gli adeguati strumenti critici per l\u2019analisi del mondo culturale russo.<\/p>\n<p>A un anno dalla caduta del colosso sovietico, nel 1992, la casa editrice volse il suo sguardo a testi di artisti come il regista Andrej Tarkovskij, emarginato per pellicole quali <em>Andrej Rubl\u00ebv<\/em>, venuto a mancare nel 1986 a Parigi. Di lui si pubblic\u00f2 <em>Andrej<\/em> <em>Rubl\u00ebv <\/em>(traduzione di Cristina Moroni, collana Narratori moderni, 1992) e<em> Racconti cinematografici<\/em> (traduzione di Moroni e Norman Mozzato, collana Narratori moderni, 1994).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong>:<br \/>\n<em>I grandi libri Garzanti<\/em>, Garzanti, Milano 1993.<br \/>\nO Discacciati, <em>La ferita Denisovi\u010d<\/em> in Id., A. Sol\u017eenicyn, <em>Una giornata di Ivan Denisovi\u010d. La casa di Matr\u00ebna, Accadde alla stazione di Ko\u010detkova<\/em>, nuova traduzione integrale a cura di O. Discacciati, Einaudi, Torino 17, pp. V-XXXVI.<br \/>\nG. Ferretti, <em>Storia dell\u2019editoria letteraria in Italia. 1945-2003<\/em>, Torino, Einaudi, 2004, p. 192.<br \/>\nF. Saltamacchia, <em>L\u2019incontro di Italo Calvino e Aleksandr Sol\u017eenicyn ne<\/em> La giornata d\u2019uno scrutatore in \u00abLettere italiane\u00bb, Anno LXVII, n. 2, 2015, pp. 385-414.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">[Giuseppina Larocca]<br \/>\n[scheda aggiornata al 17 ottobre 2018]<\/p>\n<h2><strong><a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/CATALOGO_GARZANTI.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Scarica il catalogo GARZANTI (1954-1990) &#8211; edizioni sul dissenso (spoglio)<\/a><\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Garzanti Editore SpA DATE: 1936- LUOGO: Milano COLLANE DI INTERESSE: I Garzanti, Memoria e documenti, Romanzi moderni, Saggi blu, Sapere tutto DESCRIZIONE: Nel 1936 Arnoldo Garzanti rilev\u00f2 la storica casa editrice dei Fratelli Treves, fino agli anni \u201910 punto di riferimento dell\u2019editoria italiana per quanto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":18187,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[584],"tags":[813,591,586,547,594,564,830,839,478,568,778,779],"class_list":["post-18185","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ricezione-case-editrici-en","tag-achmatova-anna-en","tag-kontinent-en","tag-einaudi-en","tag-feltrinelli-en","tag-garzanti-en","tag-leningrado-en","tag-lo-gatto-ettore-en","tag-metropol-en","tag-milano-en","tag-mosca-en","tag-rapetti-sergio-en-2","tag-solzenicyn-aleksandr-en-2"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18185","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18185"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18185\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18596,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18185\/revisions\/18596"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/18187"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18185"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18185"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18185"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}