{"id":18095,"date":"2018-12-04T10:00:36","date_gmt":"2018-12-04T09:00:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/intelligencija-di-minsk\/"},"modified":"2018-12-04T10:00:36","modified_gmt":"2018-12-04T09:00:36","slug":"intelligencija-di-minsk","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/intelligencija-di-minsk\/","title":{"rendered":"L&#8217;intelligencija di Minsk (1950-1980)"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00abAbbiamo avuto il non conformismo, ma non l\u2019underground\u00bb: l\u2019intelligencija a Minsk tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta.<\/strong><\/p>\n<p><em>Intervista a Vladimir Volodin a cura di G. De Florio e F. Iocca<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Si pu\u00f2 parlare di cultura non ufficiale bielorussa in quanto fenomeno? Ci sono stati gruppi, movimenti o eventi che possono entrare in questa concettualizzazione?<\/em><\/p>\n<p>Posso dire che abbiamo avuto il non conformismo, ma non l\u2019underground, nonostante sia molto difficile tracciare una \u2018linea di demarcazione\u2019 tra questi due concetti. In altre parole, c\u2019\u00e8 stato un pensiero alternativo, ma c\u2019\u00e8 stata assai poco una conseguente ritirata verso una realt\u00e0 parallela; non c\u2019\u00e8 stata una \u2018Seconda cultura\u2019. Se parliamo di decenni, in linea generale il periodo del disgelo era ovviamente pi\u00f9 vivace, nonostante il disgelo di provincia fosse molto particolare. D\u2019altra parte gli anni della stagnazione furono anni di profonda elaborazione; su un piano artistico e creativo la stagnazione risult\u00f2 pi\u00f9 ricca, poich\u00e9 nel momento in cui era impossibile organizzare eventi collettivi, le persone rimanevano nei propri studi a creare ci\u00f2 che sarebbe poi \u2018emerso\u2019 durante la perestrojka. C\u2019erano diversi gruppi, ciascuno con la propria cerchia di conoscenze; alcuni comunicavano tra loro, altri no. Avanguardisti e nazionalisti, per esempio, tra loro non presentavano praticamente alcun punto di contatto.<\/p>\n<p>C\u2019era anche uno strato di persone che erano tornate dai campi di lavoro; negli anni del disgelo queste persone erano importanti, perch\u00e9 portatrici della memoria della letteratura d\u2019avanguardia degli anni Venti. Ricordavano la vita letteraria di quei tempi.<\/p>\n<p>Per l\u2019ambiente letterario e per alcuni artisti Larisa Geniju\u0161 fu un importante punto di attrazione. Viveva in provincia, a Zel\u2019va, abitare nelle grandi citt\u00e0 non le era permesso. Era apolide (fu privata della cittadinanza cecoslovacca ma non accett\u00f2 quella sovietica), teneva una corrispondenza con gli emigrati bielorussi, con l\u2019intelligencija bielorussa a Vilnius. Era una rappresentante della cultura nazionale artistica e poetica, per questo andavano a farle visita poeti, scrittori, artisti, ecc.<\/p>\n<p>A proposito, Vilnius \u00e8 una citt\u00e0 estremamente importante per l\u2019intelligencija bielorussa, compresa quella di tipo non conformista. Direi persino pi\u00f9 importante di Mosca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Esiste una bibliografia sulla storia del non conformismo bielorusso?<\/em><\/p>\n<p>Finora i lavori e le ricerche su questo tema sono pochi. Ci sono stati diversi tentativi negli anni. Ma non abbiamo ancora una narrazione formulata sulla base di un lavoro scientifico.<\/p>\n<p>Ci fu un tentativo di offrire uno sguardo generale nella <em>Storia della Bielorussia<\/em> in 6 tomi, in cui si parla del tema in due capitoli.<\/p>\n<p>E ancora, due vademecum sul non conformismo redatti da Oleg Dernovi\u010d, usciti nel 1999 e nel 2004, che per\u00f2 non possono certo considerarsi esaurienti.<\/p>\n<p>Esiste un gruppo che sta lavorando sull\u2019argomento, con cui collaboro anch\u2019io: sono aperti e pronti ad aiutare chiunque fosse interessato. I membri di questo gruppo hanno creato un sito meraviglioso: Vytoki (Fonti), <a href=\"https:\/\/vytoki.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/vytoki.net<\/a>, dove vengono caricati documenti del samizdat, fotografie, informazioni storiche, ecc.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quali erano i rapporti tra questi gruppi di scrittori\/artisti e la cultura ufficiale bielorussa dell\u2019epoca? In che modo la cultura ufficiale si rivolgeva a questi gruppi culturalmente indipendenti?<\/em><\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 tenevano d\u2019occhio questi gruppi, c\u2019erano delle persecuzioni, ma il fatto di mettere dentro qualcuno sulla base di articoli politici a causa di opere artistiche, come accadeva a Mosca e a Leningrado, beh questo in Bielorussa non accadeva quasi mai. Ogni caso va considerato a s\u00e9, ci sono molte situazioni diverse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quali erano i punti di riferimento o modelli estetici pi\u00f9 significativi nell\u2019evoluzione della poetica di questi gruppi? Per esempio, l\u2019espressionismo tedesco e il dadaismo da una parte, e l\u2019avanguardia russa (in particolare il futurismo, zaum\u2019 e OBERIU) dall\u2019altra giocarono un ruolo significativo nello sviluppo della poetica di questi gruppi?<\/em><\/p>\n<p>La maggioranza del materiale non sottoposto a censura che girava a quei tempi aveva un carattere politico. \u00c8 un samizdat di tipo politico, per esempio <em>La situazione in Bielorussia <\/em>di Zenon Poznjak, o <em>Lettera a un amico russo <\/em>di Aleksej Kavko. Se si parla di ideali estetici, i nazionalisti erano abbastanza conservatori. Erano artisti di successo, erano membri dell\u2019Unione degli Artisti, ricevevano ordinazioni, avevano una situazione ottimale a livello sociale, ma al contempo ragionavano, per cos\u00ec dire, sui \u2018destini della patria\u2019, intervenivano per la conservazione dei monumenti storici, ecc.<\/p>\n<p>Non c\u2019erano intersezioni tra questi nazionalisti e i cosmopoliti come, ad esempio, il gruppo di Chadeev. Esistevano intersezioni isolate: qualcuno passava dalla <em>tusovka <\/em>(gruppetto) di Chadeev ad altre cerchie pi\u00f9 conservatrici. Anche Chadeev, per esempio, conosceva molto bene la cultura bielorussa classica, e si occupava della sua interpretazione. Non si pu\u00f2 dire che egli fosse distaccato dalla cultura bielorussa; era semplicemente lontano dai nazionalisti; \u00e8 una cosa diversa.<\/p>\n<p>C\u2019erano diversi tipi di nazionalisti. Si possono citare gli esempi di Zenon Poznjak e Aleksandr Rjazanov. Il primo \u00e8 un fotografo e un critico d\u2019arte abbastanza conservatore, l\u2019altro \u00e8 un poeta di punta del modernismo (o sarebbe meglio dire del post-modernismo?). Poich\u00e9 i suoi libri erano considerati troppo innovatori per gli anni Settanta, rimasero per 5 e 6 anni presso l\u2019editore. Alla fine Rjazanov veniva stampato, persino negli anni della stagnazione, era un membro dell\u2019Unione Scrittori. Rjazanov \u00e8 il classico esempio dell\u2019intellettuale che saggia costantemente la solidit\u00e0 del sistema e tenta di promuovere le proprie opinioni attraverso canali ufficiali, non interessandosi di samizdat, anche se poteva leggerlo, non partecipando all\u2019underground, bench\u00e9 potesse avere con quello dei contatti. Ossia, un piede di qua e uno di l\u00e0. Era una situazione comune in Bielorussia. Qualcuno si permetteva di intervenire a favore della conservazione dei monumenti, della lingua bielorussa, ma allo stesso tempo la loro opera veniva molto spesso accettata dalle autorit\u00e0. Rjazanov da questo punto di vista costituisce un\u2019eccezione, perch\u00e9 egli era davvero un avanguardista. Per quanto riguarda le influenze della cultura russa, \u00e8 una buona domanda, bisognerebbe chiedere a Rjazanov cosa leggeva, e quando. Di sicuro si appassion\u00f2 ai futuristi, perch\u00e9 Majakovskij era accessibile, ma non so se in quel momento leggesse Charms e gli altri membri di OB\u0116RIU.<\/p>\n<p>Posso inoltre citare una storia abbastanza caratteristica che riguarda due attori del teatro russo di Minsk, i quali andarono in tour a Kazan\u2019 verso la fine degli anni Settanta. L\u00ec, nella biblioteca universitaria, trovarono le opere del filosofo e pensatore Nikolaj Fedorov che non erano finite (o c\u2019erano finite?) nel deposito speciale. Le fotografarono e le trasferirono interamente su rullino, e al ritorno a casa le stamparono per s\u00e9. Era un semisamizdat, una cosa del genere non era proibita, e se li avessero scoperti con quei libri non avrebbero potuto arrestarli. Ma non si sarebbero potuti escludere nemmeno degli inconvenienti. A proposito, uno dei due attori, si chiamava \u0116duard Gorja\u010dij, nella prima met\u00e0 degli anni Sessanta rimase due anni in un campo per diffusione di samizdat per una vicenda con Kim Chadeev, mentre la messinscena di <em>Aspettando Godot <\/em>di Beckett dove recitava il secondo attore Valerij \u0160u\u0161kevi\u010d nel 1968 fu semivietata; fecero intendere in modo chiaro che pi\u00e8ce di quel genere era meglio non allestirle. Era una tipica situazione bielorussa, come se si fosse al confine, ai limiti di ci\u00f2 che era permesso.<\/p>\n<p>C\u2019erano anche degli autentici dissidenti politici, come Michail Kukobaka, che conosceva i dissidenti moscoviti. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Esistono legami diretti tra questi gruppi\/movimenti bielorussi, e il coevo underground russo e la cultura sovietica non ufficiale?<\/em><\/p>\n<p>Mosca era una citt\u00e0 a s\u00e9, con possibilit\u00e0 di incontrare e frequentare stranieri ben pi\u00f9 significative. Minsk era pi\u00f9 provinciale. Legami con Mosca e Leningrado ce n\u2019erano, ma ciascun esponente della cultura artistica aveva i propri legami. \u00c8 molto difficile dire chi tra gli artisti moscoviti o leningradesi abbia influito in maniera considerevole sul processo artistico in Bielorussia. Sarebbe interessante anche indagare su quanto accaduto in architettura negli anni Sessanta e Settanta. Anche perch\u00e9 l\u2019architettura sovietica era in ogni caso orientata al modernismo occidentale; \u00e8 ovvio che non possa chiamarsi samizdat, considerando che gli architetti non possono certo lavorare nel sottosuolo, no? In architettura quindi l\u2019estetica modernista era ben presente, e le autorit\u00e0 la accettavano in maniera abbastanza serena.<\/p>\n<p>Accade un fatto interessante: gli avanguardisti-architetti di Minks, sostenitori del modernismo, volevano la demolizione della citt\u00e0 vecchia per costruire i propri nuovi edifici sperimentali, mentre gli artisti, che sotto l\u2019aspetto estetico erano dei conservatori, difesero quella citt\u00e0 vecchia come uno dei fondamenti dell\u2019identit\u00e0 nazionale. In questo caso chi era il non conformista? Un bel paradosso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>E di artisti non conformisti ce n\u2019erano?<\/em><\/p>\n<p>Avevamo artisti non ufficiali, ma divennero gruppi soltanto nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta. Ce n\u2019erano negli anni Sessanta, ma erano singoli e non si riunivano in qualche cerchia o atelier. Per esempio Vitalij \u010cernobrysov aveva buoni contatti con gli artisti non ufficiali di Leningrado, ma a Minks non godeva di particolare fama. Alcuni dei giovani artisti anni Sessanta si interessavano a Sutin, tentavano di prendere informazioni sul suo conto, andavano dai suoi genitori a Smilavi\u010di, dove Sutin aveva passato l\u2019infanzia. In quegli anni ci furono alcuni casi, ma la comunit\u00e0 di artisti non conformisti si form\u00f2 nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta e negli anni Novanta. Una parte dei non conformisti degli anni Settanta non partecipava alle Unioni ufficiali (per esempio, Andrej Plesanov). C\u2019erano anche artisti pi\u00f9 giovani, che negli anni della stagnazione avevano gi\u00e0 finito l\u2019istituto, ma fino alla perestrojka rimanevano nel proprio ambiente e qualcosa facevano, si occupavano di qualcosa, ma solo per se stessi. E si fecero conoscere soltanto negli anni della perestrojka. Per esempio, Ljudmila Rusova, Igor\u2019 Ka\u0161kurevi\u010d.<\/p>\n<p>Ancora un esempio: anche Adam Globus (pseudonimo di Vladimir Adam\u010dik), diplomato all\u2019Accademia delle Arti in pittura, proviene da un ambiente vicino ai non conformisti, ma ha anche fatto una carriera normale. Negli anni Novanta \u00e8 diventato un uomo d\u2019affari. All\u2019inizio degli anni Ottanta ha organizzato delle aste semiclandestine di arte non conformista. Le autorit\u00e0 vennero a saperlo e gli chiesero di non farlo pi\u00f9, e la questione si chiuse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abAbbiamo avuto il non conformismo, ma non l\u2019underground\u00bb: l\u2019intelligencija a Minsk tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. Intervista a Vladimir Volodin a cura di G. De Florio e F. Iocca \u00a0 Si pu\u00f2 parlare di cultura non ufficiale bielorussa in quanto fenomeno? 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