{"id":18091,"date":"2018-12-04T09:51:18","date_gmt":"2018-12-04T08:51:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/kim-chadeev-e-il-non-conformismo-in-bielorussia\/"},"modified":"2018-12-04T09:51:18","modified_gmt":"2018-12-04T08:51:18","slug":"kim-chadeev-e-il-non-conformismo-in-bielorussia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/kim-chadeev-e-il-non-conformismo-in-bielorussia\/","title":{"rendered":"Kim Chadeev e il non conformismo in Bielorussia."},"content":{"rendered":"<p><strong>Intervista al poeta Dmitrij Jul\u2019evi\u010d Strocev (Minsk, 1963)<br \/>\n<\/strong><em>Intervista e traduzione cura di G. De Florio e F. Iocca<\/em><\/p>\n<p><strong><em>La situazione bielorussa durante e dopo la Seconda guerra mondiale<br \/>\n<\/em><\/strong>La Minsk sovietica della seconda met\u00e0 del Novecento era ben diversa da Leningrado, Mosca o Kiev. In queste citt\u00e0, nonostante le varie repressioni ed epurazioni, rimaneva comunque un legame tra le generazioni, veniva trasmesso un messaggio. Minsk invece, dopo la Seconda guerra mondiale, ha dovuto ricominciare dal principio, con persone diverse, perch\u00e9 dopo la liberazione erano rimasti soltanto 40.000 abitanti, mentre a met\u00e0 degli anni Settanta sarebbero gi\u00e0 stati un milione e mezzo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la guerra bisogna dire che \u00e8 stata molto complessa, perch\u00e9 sul territorio bielorusso agivano alcuni gruppi partigiani autonomi, due eserciti polacchi \u2013 uno pro-URSS e l\u2019altro \u2018borghese\u2019; un gruppo partigiano ebreo e alcuni bielorussi, autonomi o legati allo stato maggiore sovietico. La situazione perci\u00f2 era molto caotica e non \u00e8 stata ancora chiarita del tutto, visto che non tutti i documenti sono accessibili.<\/p>\n<p>Nella Bielorussia postbellica esistevano dei circoli non conformisti, ma spesso non erano in contatto tra loro, forse perch\u00e9 non si conoscevano o non si fidavano l\u2019uno dell\u2019altro; alcuni gruppi invece erano in contatto con Mosca e Leningrado. Qui a Minsk quindi non c\u2019era uno spazio omogeneo di non conformismo.<\/p>\n<p>L\u2019<em>intelligencija <\/em>bielorussa in primo luogo si raccoglieva intorno all\u2019idea di salvaguardare la propria lingua e costituirsi come ultimo baluardo della propria nazionalit\u00e0.<\/p>\n<p>I russi erano principalmente quelli arrivati da ogni parte dell\u2019Unione Sovietica nella Minsk scientifica e industriale, una citt\u00e0 in forte via di sviluppo economico ed espansione edilizia. Come i miei genitori, ad esempio. Non conoscevano nessuno originario di Minsk, avevano una vaga idea della cultura bielorussa, non capivano la lingua. I loro amici erano i colleghi di lavoro.<\/p>\n<p>Minsk si presentava anche come uno spazio privilegiato per i pensionati sovietici di spicco. Qui si mandavano a riposo ex militari, funzionari del partito e agenti del KGB. Minsk e tutta la Bielorussia acquisivano, per cos\u00ec dire, una nuova sostanza.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Il primo incontro con \u2018un altro mondo\u2019 e con il samizdat<br \/>\n<\/em><\/strong>Sono nato nel 1963. Sono cresciuto in una famiglia sovietica, mio pap\u00e0 e mia mamma erano ingegneri. Certo, al Partito e al Komsomol guardavo a modo mio, con un certo scetticismo e con ironia, ma le mie idee erano sovietiche al cento per cento. Non volevo la guerra in Afghanistan, \u00e8 vero, ma la critica al regime restava nei limiti dell\u2019autocoscienza sovietica. Non appena per\u00f2 mi iscrissi all\u2019universit\u00e0, nel 1980, mi portarono a casa di Kim Chadeev, non tanto perch\u00e9 io volessi incontrare un dissidente, ma perch\u00e9 avevo iniziato a interessarmi di letteratura e quel gruppo dedicava grande attenzione all\u2019argomento. Per questo motivo un poeta di mia conoscenza, mio coetaneo, mi port\u00f2 l\u00e0. Arrivai e per me fu uno shock. Mi avevano portato in un casermone, costruito nel centro della citt\u00e0 nell\u2019immediato dopoguerra dai prigionieri tedeschi, in via Kiselev. Chadeev viveva in un monolocale e quando varcai la soglia di casa sua entrai in un altro mondo, dove anzitutto le persone sembravano parlare in un\u2019altra lingua: utilizzavano un linguaggio osceno e scurrile, dicendo tutto ci\u00f2 che pensavano del potere sovietico. In secondo luogo, l\u00ec c\u2019erano il samizdat e il tamizdat.<\/p>\n<p>C\u2019erano libri originali, pubblicati in Europa e negli USA, c\u2019erano copie preparate attraverso la fotoriproduzione o la rotativa: Sol\u017eenicyn, Erofeev, Sokolov, la filosofia religiosa russa, Berdjaev, c\u2019era di tutto. I libri arrivavano e noi li leggevamo a turno. Ma non poteva esistere un sistema editoriale. Chadeev era troppo nel mirino, non avrebbe mai potuto intraprendere un\u2019attivit\u00e0 editoriale. Era un articolo del codice penale. Quando la morsa si allent\u00f2 un po\u2019, a met\u00e0 degli anni Ottanta, cominciarono ad arrivare i libri di Cvetaeva, Bulgakov ecc., stampati su rotativa; noi li squadravamo, li rilegavamo e ne facevamo dei libri.<\/p>\n<p><strong><em>Kim Chadeev come figura centrale dell\u2019epoca<br \/>\n<\/em><\/strong>Kim Chadeev veniva da una famiglia di funzionari del Partito. Suo padre era un importante dirigente che si occupava del commercio a Minsk. Non era originario della citt\u00e0. Durante la guerra la madre era stata legata agli organi di Partito, se non addirittura alla polizia segreta. Dopo divenne una semplice insegnante di russo. Secondo la leggenda, i genitori di Chadeev erano stati oppositori del regime, trockisti.<\/p>\n<p>Kim era un bambino prodigio, aveva terminato la scuola da privato, ed era stato ammesso alla Facolt\u00e0 di Lettere a 15 anni, o gi\u00f9 di l\u00ec. Al terzo anno, due mesi dopo l\u2019assassinio di Micho\u0117ls, durante una riunione del Komsomol, sugger\u00ec con piglio polemico di uccidere Stalin e fare un colpo di Stato. Era una follia, \u00e8 chiaro. Non lo arrestarono subito, ma iniziarono a tenerlo d\u2019occhio per capire chi frequentasse. Seguendo la splendida usanza sovietica, immediatamente presero tutti le distanze, solo due-tre persone continuavano a stringergli la mano incontrandolo. Alla fine, grazie all\u2019interessamento del padre, la cosa venne un po\u2019 messa a tacere, Kim non fu fucilato, ma gli diedero la prima condanna; lo misero in prigione, liberandolo subito dopo la morte di Stalin.<\/p>\n<p>Quando usc\u00ec, riprese piuttosto in fretta all\u2019universit\u00e0, anche se la vita era difficile e lui era molto solo. Il premio Nobel \u017dores Ivanovi\u010d Alf\u00ebrov, un ex compagno di scuola di Kim, era arrivato nel frattempo a Leningrado e incontrando Kim per strada si era precipitato verso di lui, abbracciandolo con affetto. Kim aveva confessato con amarezza al compagno di scuola che era stato il primo dei suoi conoscenti che, vedendolo, non aveva cambiato lato della strada.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nei primi anni Sessanta per\u00f2, a Minsk, intorno a Kim si riun\u00ec un nutrito gruppo di giovani intellettuali perch\u00e9 era una persona incredibilmente carismatica. Era in contatto con i dissidenti di Mosca e Leningrado; nel 1962 ebbe luogo il secondo processo legato a Kim, sempre all\u2019universit\u00e0. Fu un processo farsa contro il cosiddetto \u00abgruppo di Chadeev\u00bb. Ma con una differenza: se nel primo caso, negli anni Quaranta, c\u2019erano molti documenti o articoli nei giornali studenteschi e locali che, pur non dicendo apertamente che Chadeev aveva suggerito di uccidere Stalin, lo dipingevano comunque come un antisovietico e come un nemico del popolo sovietico, negli anni Sessanta tutto questo si faceva in maniera nascosta: si tenevano grandi riunioni diffamatorie, ma se ne scriveva in maniera meno diretta.<\/p>\n<p>Ci fu persino un episodio divertente: in una di queste riunioni uno degli accusatori intervenne dicendo che bisognava mandare quei delinquenti del \u00abgruppo di Chadeev\u00bb a rieducarsi in fabbrica, intendendo la fabbrica come un luogo di punizione. Tra i presenti c\u2019era Semen Bu\u010dkin, all\u2019epoca al primo anno di studi e in seguito famoso pubblicista bielorusso, che arrivava proprio dalla fabbrica ed era riuscito ad accedere alla facolt\u00e0 di giornalismo lavorando in un piccolo giornale di fabbrica. Dopo aver sentito quelle accuse, prese la parola e disse che la fabbrica non era una discarica, ma il miglior posto per ogni degno cittadino sovietico. In seguito fecero indagini anche su di lui, ma grazie a quell\u2019episodio per la prima volta egli sent\u00ec pronunciare il nome di Kim Chadeev. Questo esempio dimostra quanto poco le persone capissero cosa succedeva intorno a loro, anche quando ne prendevano parte attiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Repressione e diffamazione<br \/>\n<\/em><\/strong>Il gruppo era tenuto d\u2019occhio, Kim alla fine fu arrestato perch\u00e9 gli trovarono del materiale samizdat: la prosa di Pavel Ulitin. Era sufficiente per montare un caso. Lo mandarono in prigione per la seconda volta, insieme con l\u2019attore Gorja\u010dij. Altri ragazzi vennero espulsi dagli istituti e dall\u2019universit\u00e0, e non poterono pi\u00f9 realizzarsi per il resto della loro vita dal punto di vista professionale. Molti destini furono spezzati, qualcuno mor\u00ec alcolizzato, altri si suicidarono. E fu messa in giro la voce che Chadeev avesse corrotto di proposito quei ragazzi, perch\u00e9 morissero, per spezzare le loro vite. Si diceva che fosse un collaboratore segreto del KGB, che riunisse attorno a s\u00e9 i ragazzi per poi incastrarli. Ancora oggi c\u2019\u00e8 chi lo sostiene e lo pensa. Curioso per\u00f2 che Chadeev vivesse come un paria, che non potesse pubblicare i suoi lavori, che non trovasse un posto di lavoro, mentre a mettere in giro queste voci furono persone che in fin dei conti si realizzarono, facendo delle brillanti carriere sovietiche.<\/p>\n<p>In prigione Kim Chadeev conobbe Aleksandr Asarkan e Jurij Ajchenval\u2019d, brillanti intellettuali e dissidenti. Diventarono la cerchia di Mosca pi\u00f9 vicina a Chadeev. Per esempio un allievo di Kim Chadeev, il regista teatrale e pedagogo Vladimir Rudov, spos\u00f2 una delle figlie di Ajchenval\u2019d, Aleksandra; i due si erano conosciuti perch\u00e9 Rudov era entrato in quel giro grazie a Chadeev. Questo per dire quanto fossero stretti i contatti.<\/p>\n<p>Un altro fatto, ancora pi\u00f9 curioso: a Minsk Chadeev veniva regolarmente convocato e interrogato. A un certo punto presero persino a dirgli: \u00abKim Ivanovi\u010d, se ne vada a Leningrado, l\u00ec di gente come lei ce n\u2019\u00e8 a decine. Star\u00e0 tranquillo, si mischier\u00e0 agli altri. Qui invece \u00e8 da solo, ed \u00e8 un grosso problema, e noi non le daremo pace.\u00bb Nella Minsk levigata e tirata a lucido saltava troppo all\u2019occhio, eppure non aveva paura di nulla, diceva quello che voleva, pensava quello che voleva e si comportava in maniera totalmente anticonformista.<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019<\/em>intelligencija<em> di Minsk e i rapporti con Chadeev<br \/>\n<\/em><\/strong>All\u2019epoca l\u2019<em>intelligencija<\/em> si divideva in due categorie: chi aveva varcato la soglia della casa di Kim e chi non l\u2019aveva fatto. I primi non erano migliori o peggiori dei secondi, ma avevano fatto scelte precise: nella casa dove erano entrati, tutti sapevano che c\u2019erano dei delatori, ma chi ne aveva paura in pratica smetteva di vivere e di respirare. Le autorit\u00e0 tolleravano quell\u2019appartamento perch\u00e9 erano tutti in bella vista: gli studiosi, i letterati, gli artisti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche una sorta di ingratitudine tipica di Minsk. Quando c\u2019era un problema di tipo creativo, se c\u2019era bisogno di un brainstorming, gli esponenti di spicco della cultura bielorussa si rivolgevano sempre a Kim; e lui rispondeva ogni volta, mettendo da parte i suoi impegni. Per qualche ragione, per\u00f2, nessuno di quelli che Chadeev aveva aiutato e salvato, ci ha lasciato testimonianze o ricordi degni.<\/p>\n<p>Potevano andare a trovarlo il direttore del Teatro russo Boris Lucenko o il pi\u00f9 importante regista del Teatro bielorusso, Valerij Mazynskij. Supponiamo che avessero una pi\u00e8ce bloccata, che non piaceva a nessuno, con la messa in scena che rischiava di saltare: Kim metteva insieme una squadra e rivedeva il materiale. A quelle riunioni fiume, su base praticamente volontaria, potevano partecipare il poeta Grigorij Trestman, lo scrittore Viktor Genkin, il drammaturgo e traduttore Nikolaj Zacharenko, il compositore Arkadij Gurov e altri. La squadra si murava in casa di Chadeev per qualche giorno, Kim strutturava e conduceva il lavoro in modo geniale. Di norma il materiale di lavoro che ne usciva era chiaro e comprensibile.<\/p>\n<p>Chadeev era amico dei compositori, con loro parlava di teoria della composizione. Con i filosofi filosofava. Ai poeti correggeva le poesie. Scrisse la tesi di dottorato con lo psichiatra Viktor Krugljanskij. Gli piaceva scrivere a quattro o sei mani articoli di critica cinematografica e letteraria. A casa sua teneva lezioni di pedagogia contemporanea. Quando apparve un libro di Pierre Teilhard\u00a0de\u00a0Chardin, un monaco e pensatore cattolico, una volta alla settimana un nutrito gruppo di persone inizi\u00f2 a riunirsi da Kim per ascoltare le sue lezioni e per discutere.<\/p>\n<p>E siccome Chadeev era in contatto praticamente con tutta l\u2019\u00e9lite artistica, nessuno fu indagato in seguito. Andavano a trovarlo per rivolgergli domande inerenti al proprio ambito professionale. Le autorit\u00e0 non si intromisero, perch\u00e9 erano questioni prive di elementi antisovietici, e poi vietare tutto sarebbe stato impossibile.<\/p>\n<p><strong><em>La Perestrojka<br \/>\n<\/em><\/strong>Quando inizi\u00f2 la perestrojka e il movimento di rinascita nazionale bielorussa riprese vigore, il pensatore dissidente Kim Chadeev, il poeta non conformista Andrej \u017ddanov e la maggior parte dei poeti ebrei russofoni si ritrovarono ancora una volta fuori posto, invisibili. La comunit\u00e0 culturale bielorussa si polarizz\u00f2 chiaramente in base alla lingua; soltanto ora c\u2019\u00e8 un sensibile avvicinamento.<\/p>\n<p>Furono anni di reciproco raffreddamento, di perdita comune. In realt\u00e0 i \u2018russofoni\u2019 locali non si erano mai staccati dalla cultura bielorussa: Andrej \u017ddanov traduceva le poesie di Ales\u2019 Rjazanov, Veniamin Bla\u017eennyj, quelle di Maksim Tank, Chadeev scriveva articoli su Bogdanovi\u010d e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>E poi c\u2019era il dramma universale della cultura clandestina. La clandestinit\u00e0 nasce come reazione a una condizione patologica della societ\u00e0, e reca in s\u00e9 inevitabilmente uno stigma: per l\u2019uomo comune chiunque abbia qualche rapporto con la clandestinit\u00e0 risulta una figura strana.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista al poeta Dmitrij Jul\u2019evi\u010d Strocev (Minsk, 1963) Intervista e traduzione cura di G. De Florio e F. 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