{"id":18036,"date":"2019-05-31T13:56:28","date_gmt":"2019-05-31T11:56:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/a-traverso\/"},"modified":"2019-05-31T18:31:50","modified_gmt":"2019-05-31T16:31:50","slug":"a-traverso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/a-traverso\/","title":{"rendered":"A\/traverso"},"content":{"rendered":"<p><strong>DATA INIZIO:<\/strong><br \/>\nmaggio 1975<\/p>\n<p><strong>DATA FINE:<\/strong><br \/>\nmaggio 1988<\/p>\n<p><strong>LUOGO:<br \/>\n<\/strong>Bologna<\/p>\n<p><strong>PRINCIPALI COLLABORATORI:<br \/>\n<\/strong>Franco Berardi [Bifo], Marzia Bisognin, Luciano Cappelli, Claudio Cappi, Matteo Guerrino, Paolo Ricci, Stefano Saviotti, Maurizio Torrealta.<\/p>\n<p><strong>DESCRIZIONE:<\/strong><br \/>\nConsiderata la rivista pi\u00f9 rilevante nell\u2019ambito della controcultura degli anni Settanta e <em>esperienza pilota<\/em> dei fogli della cosiddetta \u201cala creativa\u201d (cfr. C. Salaris, <em>Il movimento del 77<\/em>, AAA, Bertiolo 1997, p. 66), \u00abA\/traverso\u00bb sembra realizzare al meglio l\u2019obiettivo di fondo che interessa le riviste e le varie forme di espressione creativa dei movimenti di dissenso gi\u00e0 a partire dagli anni Sessanta, ovvero il programma di sovversione dell\u2019<em>ordine del discorso <\/em>in opposizione al <em>discorso dell\u2019ordine<\/em> &#8211; secondo il noto slogan foucaultiano &#8211; nell\u2019ottica utopistica di una rivoluzione politica e sociale. Allo stesso tempo, pi\u00f9 di altre riviste, sembra portare a compimento il processo di massificazione che coinvolge l\u2019avanguardia &#8211; segnalato tempestivamente da Maurizio Calvesi e Umberto Eco proprio a partire dall\u2019analisi della rivista e di quelle degli <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/indiani-metropolitani\/\"><u>Indiani metropolitani<\/u> <\/a>&#8211; e quasi \u201cconsumare\u201d il sogno delle avanguardie storiche dell\u2019abolizione dell\u2019arte come istituzione elitaria separata dalla societ\u00e0. \u00abA\/traverso\u00bb viene fondata a Bologna nel 1975 da un collettivo di militanti di Potere operaio e di studenti universitari \u201cfacente capo\u201d a Franco Berardi, conosciuto come Bifo, uno dei pi\u00f9 noti animatori del panorama controculturale italiano. Del collettivo fanno parte anche Maurizio Torrealta, Stefano Saviotti, Luciano Cappelli, Claudio Cappi, Paolo Ricci, Matteo Guerrino e Marzia Bisognin. Tra il maggio del 1975 e l\u2019estate del 1981, periodo di quella che si pu\u00f2 definire la prima serie della rivista, vengono pubblicati in tutto 20 numeri, oltre a 5 quaderni e altri fogli correlati come manifesti, volantini e numeri realizzati in collaborazione con altri gruppi e riviste. Tra questi si deve ricordare \u00abFinalmente il cielo \u00e8 caduto sulla terra\u00bb, realizzato in collaborazione con la rivista romana \u00abZut\u00bb, legata agli <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/indiani-metropolitani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><u>Indiani metropolitani<\/u><\/a>. La pubblicazione avviene programmaticamente in modo irregolare e in connessione con alcuni avvenimenti specifici (come l\u2019\u201cinsurrezione\u201d del movimento a Bologna del marzo 1977), raggiungendo la tiratura massima di 8.000 copie; come molti altri fogli la rivista esce come supplemento di \u00ab<a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/stampa-alternativa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><u>Stampa Alternativa<\/u><\/a>\u00bb e di \u00abRosso\u00bb. Il programma della rivista \u00e8 basato sulla pratica creativa della scrittura, intesa direttamente come pratica sovversiva capace di incidere sulla realt\u00e0 modificandone il principale sistema rappresentazionale, ovvero il linguaggio, il quale, come gi\u00e0 dimostrato da Foucault e da Barthes, risponde a un determinato sistema ideologico e di potere perpetrandolo. Il linguaggio non \u00e8, dunque, mero rispecchiamento del reale, ma mistificazione operata dal potere, e per contrastare il potere bisogna andare <em>oltre lo specchio<\/em>, esattamente come l\u2019Alice di Lewis Carrol, simbolo stesso del Settantasette e, in particolare, del movimento bolognese, nato durante i seminari di Gianni Celati al DAMS di Bologna. Nel programma della rivista convogliano, oltre alle teorie di Foucault, quelle di Lacan, Deleuze, Guattari, ma anche di Artaud e, in sostanza, di tutto l\u2019orizzonte filosofico che caratterizza i movimenti degli anni Settanta. La rivista inaugura uno \u201cstile di scrittura\u201d che influenzer\u00e0 profondamente tutte le altre riviste del periodo, che coincide con un vero e proprio programma politico, conosciuto con il nome di Trasversalismo e connotato dall\u2019uso della barra che \u201ctaglia\u201d le parole. La barra che separa le lettere, che \u201cattraversa\u201d le parole gi\u00e0 nel titolo della rivista &#8211; ripresa da Lacan e indicante il rapporto di separazione tra significato e significante -, \u00e8 costantemente utilizzata all\u2019interno della rivista e si diffonde a macchia d\u2019olio in tutti i movimenti degli anni Settanta. Essa ha la funzione di rendere manifesta la contraddittoriet\u00e0 all\u2019interno del sistema linguistico e la polisemanticit\u00e0 insita nei segni, in funzione contestativa rispetto ai significati imposti dalle convenzioni linguistiche, ovvero sociali. Dalla rivista si sviluppa anche la \u201ccorrente\u201d del Maodadaismo, che serpeggia nel movimento e che prevede l\u2019unione concettuale tra la lezione delle avanguardie storiche, con in testa Dada, e la rivoluzione culturale cinese, vista nel segno della democratizzazione dei processi di produzione culturale e del superamento della separazione dell\u2019intellettuale dalla societ\u00e0 (cfr. L. Chiurchi\u00f9, <em>La rivoluzione \u00e8 finita abbiamo vinto<\/em>, DeriveApprodi, Roma, 2017, pp. 98-100).\u00a0 In quest\u2019ottica il collettivo di \u00abA\/traverso\u00bb rifiuta invero le soluzioni elitarie delle avanguardie storiche e critica apertamente la strategia del <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/gruppo-63\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><u>Gruppo 63<\/u><\/a> e di <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/rivista-quindici\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00abQuindici\u00bb<\/a> &#8211; che avevano mantenuto, a loro giudizio, la distanza tra intellettuale e massa &#8211; eleggendo invece a proprio \u201cnume tutelare\u201d Majakovskij, che si era calato appieno nel processo rivoluzionario, superando tale separazione (cfr. <em>Sulla strada di Majakovskij<\/em>, in \u00abA\/traverso\u00bb, Quaderno n. 3, giugno 1976). L\u2019obiettivo di \u00abA\/traverso\u00bb \u00e8 infatti quello di fare dell\u2019utilizzo creativo, ovvero poetico, del linguaggio un\u2019arma a disposizione di tutti nella quotidianit\u00e0 per resistere al condizionamento sociale e politico, superando la separatezza dell\u2019arte, come istituzione, dalla realt\u00e0, ma anche di istituire una sorta di identificazione tra linguaggio creativo e rivoluzione politica (cfr. \u00abA\/traverso\u00bb, febbraio 1977). \u00a0Il rapporto stabilito tra la scrittura e il reale &#8211; ovvero tra parole e cose, e tra segno linguistico e gesto politico &#8211; rimane connotato da non poche contraddizioni, come gi\u00e0 notato da Eco e Calvesi, ma costituisce certamente il fulcro della strategia rivoluzionaria della rivista. Molte delle soluzioni stilistiche adottate nei testi presenti sulla rivista riportano immediatamente alle avanguardie storiche, secondo modalit\u00e0 che sono state illustrate, tra i primi, da Calvesi e Claudia Salaris. Tuttavia, si deve considerare a questo proposito che all\u2019interno di \u00abA\/traverso\u00bb sono presenti, soprattutto, interventi programmatici dedicati alla tematica del linguaggio, che ricordano nel tono i manifesti delle avanguardie storiche (si vedano ad esempio <em>Soggetto collettivo che scrive<\/em>, \u00abA\/traverso\u00bb, marzo-aprile 1977; <em>Scrittura trasversale e fine dell\u2019istituzione letteraria<\/em> e <em>Maodadaismo. Scrittura\/pratica antiistituzionale<\/em>, in \u00abA\/traverso\u00bb Quaderno n. 1, ottobre 1975) e saggi di ordine filosofico e politico, in cui si nota l\u2019influenza dell\u2019operaismo e del pensiero di Toni Negri. I saggi, talvolta di difficile lettura, sono affiancati da alcuni testi propriamente poetici, che si situano, nota Chiurchi\u00f9, negli spazi delle pagine rimasti vuoti, a latere rispetto ai proclami politici, che invece campeggiano sul foglio. I testi poetici, anch\u2019essi ispirati nella forma alle avanguardie storiche, sono improntati, per lo pi\u00f9, alla parodia letteraria e il contenuto \u00e8 direttamente rapportabile all\u2019attualit\u00e0 politica e alla realt\u00e0 del movimento. La vera \u201crivoluzione\u201d operata dalla rivista appare soprattutto riguardare, secondo alcuni osservatori, la composizione tipografica. L\u2019<em>horror vacui<\/em> che spesso caratterizza le pagine delle riviste underground si contraddistingue su \u00abA\/traverso\u00bb per la radicalit\u00e0 programmatica di alcune soluzioni e per il particolare uso della tecnica del <em>collage<\/em> tra gli interventi, anch\u2019essa di derivazione avanguardistica. Come nota Niva Lorenzini, testi di diversa natura vengono accostati secondo orientamenti diversi e mutevoli sulla pagina (orizzontale, verticale, diagonale), si riscontrano la compresenza di caratteri tipografici e scrittura a mano, e, soprattutto, una sperimentazione tipografica che mira all\u2019estrema deformazione delle parole (tagliate da simboli, cancellate, ingigantite, etc.) e all\u2019infrazione della linearit\u00e0 della loro successione, fino a renderle illeggibili e costringendo il lettore a ruotare o capovolgere il foglio, ovvero obbligandolo a una\u00a0 <em>lettura dinamica<\/em> (cfr. N. Lorenzini, <em>La scrittura orale<\/em>, in <em>1977. L\u2019anno in cui il futuro incominci\u00f2<\/em>, a cura di F. Berardi, V. Bridi, Fandango 2002, p. 161). Questo \u201cstile\u201d di impaginazione richiama per molti aspetti quello del punk, presente in particolare sulle fanzine inglesi, ma con il punk ha in comune anche l\u2019idea di una comunicazione \u201csporca\u201d, disturbata e dissonante rispetto allo standard comunicativo. Questo concetto si accentua all\u2019interno del gruppo della rivista con il lavoro svolto alla radio. Nel febbraio 1976 il collettivo di \u00abA\/traverso\u00bb \u00e8 infatti protagonista di una delle iniziative pi\u00f9 note del movimento del Settantasette, la creazione di Radio Alice, diventata una sorta di simbolo del movimento. La radio permette di esplorare nuove modalit\u00e0 di comunicazione e porta il collettivo a rielaborare, in parte, la propria teoria sulla comunicazione mediatica &#8211; sulla scorta delle proposte di Brecht e di Enzensberger, quest\u2019ultimo ex membro del Gruppo 47 &#8211; focalizzandosi sull\u2019utilizzo di un <em>linguaggio sporco<\/em> che, da un lato porti a galla il rimosso sociale, dall\u2019altro porti all\u2019appropriazione dei mezzi di comunicazione e di produzione della cultura. Va segnalato in questo senso che una delle principali novit\u00e0 introdotte da Radio Alice \u00e8 quella di lasciare assoluta libert\u00e0 di espressione a chi interviene per telefono durante le trasmissioni e si deve ricordare il ruolo centrale della Radio nelle vicende del Settantasette bolognese. Nello stesso frangente la rivista modifica la strategia comunicativa superando la nozione di testo <em>delirante<\/em> e <em>schizo<\/em>, e spostandosi, in linea con altre riviste come \u00abZut\u00bb, sulla diffusione delle notizie false e sulla parodia, riprendendo tecniche di matrice situazionista (cfr. <em>Informazioni false che producono eventi veri<\/em>, in \u00abA\/traverso\u00bb, febbraio 1977). Dopo la chiusura di Radio Alice e la violenta repressione del movimento del Settantasette, comincia una fase di crisi anche per la rivista, duramente colpita dalla perquisizione della radio, dagli arresti e dalla latitanza di Bifo. Vengono pubblicati, tuttavia, altri fascicoli &#8211; non numerati, come tutti quelli precedenti &#8211; fino agli ultimi due, del 1980 e 1981 che, secondo Chiurchi\u00f9, possono considerarsi una sorta di testamento del sogno utopistico che aveva animato la rivista. Nello stesso 1981 viene pubblicata anche la ristampa anastatica di 14 numeri della rivista, nel tentativo, si direbbe, di conservare memoria di quanto fatto e di auto-storicizzarsi, ma gi\u00e0 nel 1977, in questo senso, viene pubblicato da<a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/lerba-voglio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> <u>L\u2019Erba voglio<\/u><\/a> anche il volume <em>Alice \u00e8 il diavolo. Storia di una radio sovversiva<\/em>, a cura del collettivo di \u00abA\/traverso\u00bb, che raccoglie materiale eterogeneo sulla rivista, sulla radio e sul movimento (nella riedizione effettuata da Shake nel 2002 \u00e8 allegato un CD con la registrazione delle trasmissioni). Nel febbraio del 1987 \u00abA\/traverso\u00bb viene ripubblicata, per 7 numeri fino al maggio 1988, con il sottotitolo di \u00abRivista di critica del tempo\u00bb, presentandosi tuttavia pi\u00f9 in linea con gli standard del mercato editoriale.<\/p>\n<p><strong>BILBLIOGRAFIA:<\/strong><br \/>\nPer la storia della rivista si rimanda in primo luogo a Luca Chiurchi\u00f9, <em>La rivoluzione \u00e8 finita abbiamo vinto. Storia della rivista \u00abA\/traverso\u00bb<\/em>, DeriveApprodi, Roma 2017, cui si \u00e8 fatto esplicito affidamento per la stesura di questa scheda. La bibliografia in merito a \u00abA\/traverso\u00bb e, soprattutto, a Radio Alice \u00e8 molto vasta: si veda preliminarmente <em>Alice \u00e8 il diavolo. Sulla strada di Majakovskij: testi per una pratica di comunicazione sovversiva<\/em>, a cura di Luciano Capelli e Stefano Saviotti, L\u2019erba voglio, Milano 1976, realizzata dallo stesso collettivo della rivista e riedito in una diversa versione da Shake, Roma 2002. Sul legame con le avanguardie storiche si rimanda a Maurizio Calvesi <em>Avanguardia di massa<\/em>, Feltrinelli, Milano 1978, e a Claudia Salaris, <em>Il movimento del Settantasette. Linguaggi e scritture dell\u2019ala creativa<\/em>, AAA, Bertiolo 1997. I saggi di Umberto Eco relativi al Settantasette sono contenuti in <em>Sette anni di desiderio<\/em> (1976), Bompiani, Milano 2012. Si veda anche <em>1977. L&#8217;anno in cui il futuro incominci\u00f2<\/em>, a cura di Franco Berardi (Bifo) e Veronica Bridi, Fandango, Roma 2002. Sulla collaborazione con la rivista \u00abZut\u00bb si rimanda a Bifo,<em> Finalmente il cielo \u00e8 caduto sulla terra,<\/em> Squilibri, Milano 1978. Sulle strategie utilizzate dalla rivista, le idee che animano la linea editoriale e la \u201cposizione\u201d di \u00abA\/traverso\u00bb rispetto all\u2019intero movimento del Settantasette si vedano di Danilo Mariscalco, <em>Autonomia e abolizione dell\u2019arte. Emergenze maodadaiste nel movimento del Settantasette<\/em>, in \u00abPalinsesti\u00bb, n. 4, 2014 e <em>Dai laboratori alle masse. Pratiche artistiche e comunicazione nel movimento del \u201977<\/em>, Ombre corte, Verona 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">[Giovanna Lo Monaco]<br \/>\n[scheda aggiornata al 22 maggio 2019]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DATA INIZIO: maggio 1975 DATA FINE: maggio 1988 LUOGO: Bologna PRINCIPALI COLLABORATORI: Franco Berardi [Bifo], Marzia Bisognin, Luciano Cappelli, Claudio Cappi, Matteo Guerrino, Paolo Ricci, Stefano Saviotti, Maurizio Torrealta. DESCRIZIONE: Considerata la rivista pi\u00f9 rilevante nell\u2019ambito della controcultura degli anni Settanta e esperienza pilota dei&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":18079,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[604],"tags":[545,579,575,675,548,549,757,553,710,660,658],"class_list":["post-18036","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riviste-en","tag-avanguardia-en","tag-bologna-en","tag-esoeditoria-en","tag-radio-libere-en","tag-gruppo-47-en","tag-gruppo-63-en","tag-maoismo-en-2","tag-neoavant-guarde-en","tag-settantasette-en","tag-situazionismo-en","tag-poesia-underground-en"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18036","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18036"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18036\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18039,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18036\/revisions\/18039"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/18079"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18036"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18036"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18036"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}