{"id":18019,"date":"2018-12-04T12:15:34","date_gmt":"2018-12-04T11:15:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/provo\/"},"modified":"2019-05-31T13:05:15","modified_gmt":"2019-05-31T11:05:15","slug":"provo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/provo\/","title":{"rendered":"PROVO"},"content":{"rendered":"<p><strong>DATE:<\/strong><br \/>\n1965-1967<\/p>\n<p><strong>GRUPPI E LUOGHI:<\/strong><br \/>\nProvo Amsterdam, Provo Maastricht, Provo Rotterdam, Provo Anversa, Provo Bruxelles, Provo Milano Uno, Onda Verde (Milano), Gruppo Roma Uno- Gruppo NO (Roma), Provos Firenze, Comit\u00e9 ex\u00e9cutif du Provotariat (Parigi).<\/p>\n<p><strong>RIVISTE:<\/strong><br \/>\n\u00abProvo\u00bb (1965, Amsterdam), \u00abRevo\u00bb (1966, Bruxelles), \u00abOntbijt op bed\u00bb (1966-1967, Maastricht), <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/mondo-beat\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00abMondo beat\u00bb<\/a> (1966-1967, Milano), \u00abPeng\u00bb, (1967, Francoforte); \u00abPensiero\u00bb (1967, Brescia), \u00abNO\u00bb (1967, Roma), \u00abProvo\u00bb (1967, Milano); \u00abProvo capellone\u00bb (1967, Roma).<\/p>\n<p><strong>EVENTI:<\/strong><br \/>\nPresentazione del Piano delle biciclette bianche (Amsterdam, 28 luglio 1965); happening provocatorio contro la corona olandese (Aja, settembre 1965); Manifestazione permanente (Milano, marzo 1967).<\/p>\n<p><strong>DESCRIZIONE:<\/strong><br \/>\nIl movimento Provo nasce ad Amsterdam nel 1965 e viene ricordato come la prima manifestazione del movimento internazionale di protesta sviluppatosi in Europa negli anni Sessanta. Il nucleo originario si forma a partire dall\u2019incontro tra alcuni giovani anarchici, tra i quali Roel Van Duijn &#8211; in seguito considerato l\u2019ideologo del movimento -, e alcuni giovani \u201cteppisti\u201d e <em>beat<\/em> del sottoproletariato della citt\u00e0 radunati inizialmente attorno a un eccentrico <em>performer<\/em> di nome Robert Grootveld che aveva inaugurato una serie di <em>happening<\/em> a carattere protestatario contro il tabagismo e il consumismo nella piazzetta Spui della citt\u00e0 di Amsterdam, divenuta il primo luogo di ritrovo del movimento; tra i molti studenti, ex-situazionisti, scrittori e artisti che partecipano al movimento si devono segnalare Bart Huges, Simon Vinkenoog, Rob Stolk, Bernhard De Vries e Constant Nieuwenhuys, membro del gruppo artistico e letterario COBRA. Il movimento non si struttura come un gruppo e rifiuta qualunque gerarchia interna, assumendo la forma di un\u2019assemblea composita che nei momenti di maggiore partecipazione conta intorno ai 50 componenti; esso dimostra tuttavia notevole capacit\u00e0 organizzativa e di concertazione al suo interno. Il nome, abbreviazione del termine \u201cprovocazione\u201d, viene ripreso dalla definizione che il sociologo Wouter Buikhuisen attribuisce ai giovani teppisti (<em>nozen<\/em>) di strada appartenenti al sottoproletariato urbano nelle citt\u00e0 olandesi, e viene utilizzato da Van Duijn e Stolk come titolo della rivista anarchica da loro fondata con l\u2019apporto di Grootveld e di altri, \u00abProvo\u00bb; assieme ai volantini, intitolati Provokatie, la rivista si presenta come veicolo identitario del movimento e mezzo principale di diffusione delle proposte e delle iniziative da esso intraprese. A partire dalla dichiarata matrice anarchica, i Provo muovono verso un superamento delle ideologie dominanti perseguendo una politica di protesta concentrata sui temi dell\u2019antimilitarismo e del disarmo nucleare, dell\u2019antiautoritarismo, della lotta al consumismo e alle logiche del capitalismo, a favore della libert\u00e0 sessuale e dell\u2019ecologismo, ben prima che quest\u2019ultimo diventasse argomento di dibattito invalso nella politica e nell\u2019opinione pubblica. Le modalit\u00e0 di protesta e il contenuto delle proposte, specie su alcune tematiche, torneranno pi\u00f9 volte nel tempo a caratterizzare i movimenti di protesta e si presentano tutt\u2019oggi di estrema attualit\u00e0: i Provo promuovono infatti campagne e iniziative a favore del <em>consumo consapevole<\/em> svincolato dalle logiche pubblicitarie &#8211; esemplare in questo senso la lotta contro il fumo e le multinazionali del tabacco &#8211; e contro gli <em>status symbol<\/em> ad esse correlati, come il possesso dell\u2019automobile e della casa, questioni a loro volta legate a una pi\u00f9 ampia critica alla propriet\u00e0 privata. Estremamente significativa \u00e8 la proposta di adozione di misure ecologiste contro la \u201ccatastrofe\u201d imminente provocata dallo sviluppo del capitalismo come il noto <em>Piano delle biciclette bianche,<\/em> che consiste nella promozione dell\u2019utilizzo libero e gratuito delle biciclette come mezzo alternativo alle automobili, ritenute inquinanti e pericolose, nonch\u00e9 mito tra i pi\u00f9 rappresentativi della societ\u00e0 consumista. Le proposte pi\u00f9 strutturate, come quella delle biciclette, vengo dette <em>Piani bianchi<\/em> e pubblicizzate sui fogli del movimento: essi contengono proposte e soluzioni pratiche a problemi specifici posti dalla societ\u00e0 contemporanea e dalla realt\u00e0 territoriale in cui il movimento si inserisce. Si ricordino ad esempio il <em>Piano delle galline bianche<\/em> volto al disarmo della polizia cittadina, il <em>Piano delle mogli bianche<\/em>, a favore di una maggiore libert\u00e0 di autodeterminazione per le donne, e il <em>Piano delle case bianche<\/em> per la collettivizzazione degli alloggi e in risposta alla carenza di abitazioni in citt\u00e0. Di grande interesse il progetto per un nuovo assetto urbanistico delle citt\u00e0 ideato da Constant tempo prima e pubblicato sul n. 9 di \u00abProvo\u00bb, in cui prende corpo l\u2019utopia di una citt\u00e0 ideale dove gli abitanti possano creare nuovi spazi sociali e vivere liberi dalle costrizioni di una vita regolata dalle logiche dell\u2019utilitarismo e del consumismo. Questa attenzione per gli aspetti pratici del vivere quotidiano \u00e8 probabilmente alla base del consenso ricevuto dai Provo tra i cittadini di Amsterdam e dell\u2019intera Olanda che porta il movimento ad ottenere anche alcune conquiste significative sul piano dei diritti civili e dell\u2019amministrazione delle citt\u00e0, cambiando profondamente le abitudini di vita degli abitanti. A differenza di altri movimenti di protesta e della pi\u00f9 generalizzata attitudine <em>beat<\/em> al rifiuto e al distacco dalla societ\u00e0 come forma di negazione dei valori da essa imposti, nel caso dei Provo l\u2019azione politica tende ad agire dall\u2019interno della societ\u00e0 stessa per modificarne alcuni aspetti, con la consapevolezza, tuttavia, dell\u2019impossibilit\u00e0 di un mutamento radicale. Caratteristica precipua della prassi politica dei Provo e elemento di maggior influenza sulle pratiche protestatarie coeve e successive in tutta Europa \u00e8 la combinazione tra le proposte costruttive e le azioni di provocazione: contestualmente ai piani viene infatti sviluppata una <em>metodologia provocatoria <\/em>che costituisce l\u2019essenza stessa del movimento prima ancora delle motivazioni ideologiche. Sotto il profondo ascendente &#8211; pi\u00f9 o meno consapevole &#8211; delle avanguardie artistiche del Novecento, in particolare del Dadaismo, ma anche del Situazionismo, i Provo sviluppano una metodologia di contestazione basata sulle forme dell\u2019<em>happening<\/em> che utilizza l\u2019ironia e l\u2019elemento ludico come armi principali. Tra i numerosi <em>happening<\/em> attorno a cui cresce il movimento si ricordino quello fuori dal palazzo reale di Amsterdam quando, dopo aver distribuito un invito al confronto dal tono canzonatorio rivolto alla regina, viene fatto esplodere un televisore che trasmette l\u2019immagine della regina stessa: in seguito all\u2019evento si scatena la cosiddetta \u201cmalattia del monello\u201d, una duratura <em>epidemia<\/em> di <em>happening<\/em> per tutta la citt\u00e0. Tra le azioni pi\u00f9 note e riuscite vi \u00e8 anche l\u2019avvio del <em>Marihu project<\/em>, ideato da Grootveld, Huges e dall\u2019artista Fredd Wessel, condotto a favore della liberalizzazione delle droghe e con intento derisorio nei confronti delle forze dell\u2019ordine; si tratta di un vero e proprio gioco, corredato di un sistema per il calcolo del punteggio, consistente nella larga distribuzione di bustine di marijuana dalla confezione estremamente curata, che avr\u00e0 grande diffusione anche in altri Paesi. Altro ruolo prioritario della strategia adottata dai Provo \u00e8 affidato alla provocazione sul piano linguistico attraverso l\u2019utilizzo del <em>detournement<\/em> nei fogli del movimento, spesso contenenti interventi sotto forma di poesia. Riviste e volantini rispondono anche all\u2019esigenza di una informazione pi\u00f9 veridica contro le denigratorie campagne stampa dei maggiori quotidiani, in particolare il \u00abTelegraf\u00bb di Amsterdam, contrario al movimento. Una delle beffe meglio riuscite nei confronti del sistema di comunicazione \u00e8 rappresentata dal \u201cconcilio\u201d Provo organizzato presso un castello vicino Maastricht, al quale la stampa accede solo sotto lauto pagamento; il concilio si rivela in realt\u00e0 un grande spettacolo di celebrazione del <em>nonsense<\/em> e dell\u2019ironia. Nel marzo 1967 un ultimo gesto di provocazione \u00e8 costituito dalla candidatura del movimento al consiglio comunale di Amsterdam effettuata con l\u2019obiettivo di mettere in ridicolo il potere politico attraverso una campagna elettorale dagli slogan paradossali. Il voto dei cittadini porter\u00e0 tuttavia i Provo ad occupare realmente un posto nel consiglio, che verr\u00e0 gestito a rotazione da alcuni membri del gruppo. Contestualmente, nel momento di maggiore apice e secondo una logica tipicamente avanguardistica di morte e trasfigurazione, il movimento opta per un \u201csuicidio\u201d programmato, giudicando l\u2019esperienza in via d\u2019esaurimento: esce l\u2019ultimo numero di \u00abProvo\u00bb e viene organizzato un Comitato di Liquidazione che deve decidere le sorti del movimento, il quale tuttavia lascer\u00e0 una profonda eredit\u00e0 sulle successive forme di protesta, spesso animate dagli stessi protagonisti. La metodologia provocatoria viene adottata dagli altri gruppi provo diffusi in Europa proprio su modello di quello olandese e influisce profondamente sulle strategie di protesta inserendosi all\u2019interno del pi\u00f9 ampio e diffuso <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/movimento-beat\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">movimento beat<\/a>. Negli stessi anni nascono molti gruppi Provo in tutti i Paesi Bassi, in Belgio, Svezia, Francia, Italia e il movimento attecchisce anche a New York. I gruppi agiscono anche di concerto tra loro, come in occasione del lancio di un manifesto unitario distribuito contemporaneamente nel 1967 a G\u00f6teborg, Stoccolma, Bruxelles e Milano, in cui si spiegano natura e ragioni del movimento. A Parigi \u00e8 attivo il Comit\u00e9 ex\u00e9cutif du Provotariat, che organizza tra il 1966 e il 1967 delle manifestazioni nel quartiere Latino, ma l\u2019esperienza provo in Francia appare per lo pi\u00f9 diluita nel pi\u00f9 ampio movimento che si sviluppa a ridosso del Sessantotto e legato al movimento anarchico. In Italia nascono diversi gruppi che si autodefiniscono provo soprattutto a Milano e a Roma, ma anche in altri centri cittadini come Ferrara, Reggio Emilia, Parma, Firenze e Genova, segnando profondamente la formazione politica di militanti che continueranno a lungo ad animare i movimenti di controcultura e di protesta politica, nonch\u00e9 le ideologie e le strategie di contestazione del movimento pre-sessantottino. A Milano \u00e8 attivo il Gruppo Provo legato al circolo anarchico Sacco e Vanzetti, che pubblica il bollettino \u00abProvo\u00bb, di cui sono stati editi 4 numeri ciclostilati. Il gruppo di Onda verde, anch\u2019esso attivo a Milano tra il 1966 e il 1967, pu\u00f2 essere considerato il principale gruppo provo italiano: ne fanno parte tra gli altri Andrea Valcarenghi, futuro fondatore di <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/re-nudo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00abRe Nudo\u00bb<\/a>, Marco Maria Sigiani, proveniente dall\u2019area situazionista e gi\u00e0 animatore delle edizioni ED 912 di Milano assieme a Antonio Pilati, anche lui membro di Onda verde; partecipano inoltre Giuliano Modesti, Gianfranco Sanguinetti, che fonder\u00e0 \u00abL\u2019internazionale situazionista\u00bb italiana, e Umberto Tiboni, membro del gruppo della rivista <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/mondo-beat\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00abMondo beat\u00bb<\/a>. Onda verde si fonde nel 1967 con il gruppo di <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/mondo-beat\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00abMondo beat\u00bb<\/a>, prima storica rivista underground italiana, ideata tra gli altri da Vittorio Di Russo, reduce dell\u2019esperienza diretta tra i Provo di Amsterdam; la rivista si connota in realt\u00e0 come il giornale ufficiale di tutti i gruppi beat e provo milanesi. Tra le molte iniziative organizzate insieme Provo e Beat avviano nel marzo 1967 una manifestazione di <em>happening<\/em> permanente per le strade di Milano esibendo scritte provocatorie sugli abiti. A Roma si segnala in particolare il Gruppo Provo Roma Uno &#8211; in seguito denominato Gruppo NO &#8211; che pubblica la rivista \u00abProvo capellone\u00bb, nel quale sono attivi Carlo Silvestro, poeta e fotografo, Marcello Baraghini, futuro editore di <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/stampa-alternativa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Stampa alternativa<\/a>, Luca Bracci e Gianoberto Gallieri detto Pinky, membro della Federazione Anarchica Giovanile e spesso ricordato come figura \u201cmitica\u201d del movimento.<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA:<\/strong><br \/>\nPer la storia del movimento nel suo complesso e in Italia in particolare si rimanda a: W. Hollstein, <em>Underground. Sociologia della contestazione giovanile<\/em>, Sansoni, Firenze 1971; M. Guarnaccia, <em>Provos. Amsterdam 1960-67: gli inizi della controcultura<\/em>, AAA edizioni, Bertiolo 1997; L. Benvenga, <em>Il movimento Provo. Controcultura in bicicletta<\/em>, NOVALOGOS\/Ortica, Aprilia 2012. Per quel che riguarda i contatti con gli anarchici e l&#8217;influenza del pensiero anarchico si veda F. Schirone, <em>La giovent\u00f9 anarchica negli anni delle contestazioni 1965-1967<\/em>, Zeroincondotta, Milano 2006. Sul movimento Provo in Francia si rimanda a\u00a0 N. Pas, <em>Images d\u2019une r\u00e9volte ludique. Le mouvement n\u00e9erlandais Provo en France dans les ann\u00e9es soixante<\/em>, in \u00abRevue Historique\u00bb, n. 2, 2005.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">[Giovanna Lo Monaco]<br \/>\n[scheda aggiornata al 12 novembre 2018]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DATE: 1965-1967 GRUPPI E LUOGHI: Provo Amsterdam, Provo Maastricht, Provo Rotterdam, Provo Anversa, Provo Bruxelles, Provo Milano Uno, Onda Verde (Milano), Gruppo Roma Uno- Gruppo NO (Roma), Provos Firenze, Comit\u00e9 ex\u00e9cutif du Provotariat (Parigi). 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