{"id":17952,"date":"2019-01-16T16:17:52","date_gmt":"2019-01-16T15:17:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/mondo-beat\/"},"modified":"2019-05-31T12:19:42","modified_gmt":"2019-05-31T10:19:42","slug":"mondo-beat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/mondo-beat\/","title":{"rendered":"MONDO BEAT"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><strong>DATA INIZIO:<\/strong><br \/>\nNovembre 1966<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>DATA FINE:<\/strong><br \/>\nLuglio 1967<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>LUOGO:<br \/>\n<\/strong>Milano<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>DIRETTORE:<br \/>\n<\/strong>Melchiorre Gerbino<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>PRINCIPALI COLLABORATORI:<\/strong><br \/>\nMelchiorre Gerbino, Umberto Tiboni, Gennaro De Miranda, Vittorio Di Russo, Gianni De Martino, Tella Ferrari, Gunilla Unger, Adriano [pseudonimo di autore non noto], Renzo Freschi, Livio Cafici, Tito Livio Ricci, Silla Ferrandini, Giorgio Tavaglione, Pino Franzosi, Giorgio Cavalli, Cina [pseudonimo di autore non noto], Andrea Valcarenghi, Edoardo [pseudonimo di autore non noto], Enrico [pseudonimo di autore non noto], Poppi Ranchetti, Gianni Milano, Antonio Pilati, Marco Maria Sigiani, Marco Daniele, Claudio Pitschen.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>DESCRIZIONE:<\/strong><br \/>\n\u00abMondo beat\u00bb \u00e8 la prima rivista underground nata in Italia negli anni Sessanta e si connota come il principale punto di riferimento per i <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/movimento-beat\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">movimenti beat<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/provo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">provo<\/a> italiani; la sua storia deve considerarsi parte rilevante della storia dei movimenti controculturali che preludono al Sessantotto. Realizzata a Milano su iniziativa di Vittorio Di Russo, Melchiorre Gerbino e Umberto Tiboni, assieme ad altri animatori del movimento beat della citt\u00e0, la rivista nasce come espressione immediata della volont\u00e0 di creare un movimento di protesta ispirato all\u2019esperienza dei <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/provo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Provo<\/a> olandesi e caratterizzato al contempo da istanze gi\u00e0 presenti nel pi\u00f9 ampio movimento beat internazionale. I primi due numeri &#8211; il n. 0 e il n. 00 &#8211; vengono stampati in ciclostile e presentano in copertina la dicitura \u201cnumero unico\u201d, solitamente utilizzata dalle riviste underground per aggirare la legge sull\u2019autorizzazione alla stampa. Il primo numero viene stampato grazie all\u2019aiuto di Giuseppe Pinelli nella sezione anarchica Sacco e Vanzetti di Milano, a conferma della vicinanza tra i movimenti anarchici e gli ambienti beat; la sede della redazione \u00e8 indicata sotto la statua di Vittorio Emanuele in piazza Duomo, luogo di ritrovo dei beatnik milanesi. Sul n. 00 compare il comunicato di fusione con Onda verde, gruppo provo milanese composto tra gli altri da Andrea Valcarenghi, Marco Maria Sigiani e Antonio Pilati. All\u2019inizio del \u201967 Gerbino ottiene l\u2019autorizzazione dal tribunale e diventa direttore responsabile della testata, contestualmente Tiboni affitta un fondo in via Montenero 37, che diventa la sede ufficiale della redazione. Il primo marzo del 1967 esce il n. 1 della rivista, il primo munito di autorizzazione e pubblicato a stampa in migliaia di copie. \u00abMondo beat\u00bb si propone in questo numero come giornale unitario dei movimenti beat e provo milanesi, ma anche come organo di collegamento tra i vari gruppi operanti in Italia, e pubblica un manifesto programmatico intitolato <i>Metodologia provocatoria<\/i>, nel quale il metodo della provocazione non violenta, ripreso dai Provo olandesi, viene dichiaratamente adottato assieme alla pratica dei Piani bianchi dedicati ai diritti civili, e indicato come elemento unificatore tra le varie anime del movimento. Il numero viene immediatamente sequestrato dalla questura a causa delle parole, ritenute oscene, dell\u2019articolo di uno studente liceale, Renzo Freschi, intitolato <i>La squola la squola la squola;<\/i> in seguito verranno arrestati i ragazzi che distribuivano il giornale per le strade per la mancanza di autorizzazione alla vendita. L\u2019episodio rappresenta uno dei tanti momenti di scontro con polizia e magistratura che finiscono per occupare le pagine della rivista, impegnata a difendersi e a difendere il movimento da accuse mendaci e da una violenta campagna denigratoria messa in moto dai quotidiani, in primo luogo dal \u00abCorriere della sera\u00bb, cos\u00ec come a denunciare gli abusi e la violenta repressione della polizia, alla quale i giovani beat rispondono con lo sciopero della fame e manifestazioni non violente lanciate proprio dalle pagine della rivista. Si veda in proposito il duro attacco al \u00abCorriere\u00bb che apre il n. 3 e l\u2019esposto indirizzato alla procura e ai ministeri contro la violenza della polizia comparso a chiusura dello stesso numero. Quando nel gennaio del \u201967 Di Russo lascia Milano la direzione del giornale viene gestita da Gerbino e Tiboni, fino all\u2019arrivo in citt\u00e0 di Gianni De Martino, che diventa capo redattore a partire dal n. 3, il quinto della rivista. L\u2019organigramma di \u00abMondo beat\u00bb, stante una divisione dei ruoli molto fluida e una collaborazione aperta a tutti, vede la partecipazione costante di molti autori, tra cui Gunilla Unger e Tella Ferrari &#8211; che di fatto compongono la redazione assieme ai direttori &#8211; e dei membri di Onda verde, oltre che un gruppo nutrito di collaboratori \u201cirregolari\u201d; buona parte delle firme comparse in rivista rimane sostanzialmente anonima per i lettori &#8211; indicate unicamente dal nome o dal soprannome, come nel caso di Cina, Adriano, Tella, Enrico, etc. -, ma spesso le loro identit\u00e0 rimangono sconosciute agli stessi membri del gruppo. A conferma della funzione di raccordo tra i le varie voci del movimento che la rivista si prefigge di svolgere compaiono anche interventi, documenti e testi letterari di <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/movimento-beat\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">beatnik<\/a> di tutta Italia tra i quali Gianni Milano, che a Torino cura le edizioni di poesia beat Pitecantropus, Carlo Silvestro, poeta romano membro di Provo Roma Uno, e il Beatnik\u2019s clan di Monza, che pubblica la sua <i>Lettera al Partito<\/i> sul n. 00; accanto alle esperienze italiane vi sono diversi resoconti e testimonianze della situazione internazionale provenienti in particolare dal movimento pacifista. La sede della rivista in via Montenero, conosciuta come la \u201ccava\u201d, diventa immediatamente meta e rifugio di un numero sempre crescente di adolescenti scappati di casa e dalle loro famiglie, di <i>globetrotter <\/i>di varia provenienza, ma anche di sottoproletari immigrati dal Sud e in generale di persone che vivono ai margini della societ\u00e0; gli spazi della redazione si rivelano presto insufficienti a contenere il numero dei frequentatori, cos\u00ec che i redattori si decidono ad affittare un campo nei pressi di via Ripamonti che diventer\u00e0 la sede di un grande campeggio noto alle cronache con il soprannome di Barbonia City,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>luogo simbolo del movimento beat italiano, dove per pochi mesi lavorer\u00e0 la stessa redazione, fino allo sgombero forzato del 12 giugno 1967. Tra gli argomenti caratterizzanti della rivista si trova in primo luogo il pacifismo, che costituisce uno dei fulcri tematici principali: accanto alle testimonianze di chi ha rifiutato di assolvere l\u2019obbligo di leva e per questo viene perseguito legalmente, sono numerosi e significativi gli interventi teorici contro la guerra, tra i quali si segnala in particolare il <i>Discorso sulla pace generica<\/i> di Valcarenghi (n. 1), nel quale si insite sull\u2019indistinzione delle colpe tra aggressore e aggredito in situazioni di conflitto e sulla negazione della <i>solidariet\u00e0 ideologica<\/i> nei confronti di una delle parti, questione che, nel contesto della Guerra Fredda, equivale al rifiuto di difendere le posizioni dell\u2019URSS. Tra le tematiche tipiche del <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/movimento-beat\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">movimento beat<\/a> le filosofie orientali hanno un posto di scarso rilievo all\u2019interno della rivista, mentre appaiono preminenti i temi legati alla libert\u00e0 dei costumi e ai diritti civili; si contano diversi interventi sulla libert\u00e0 sessuale, ma appare prevalente la focalizzazione sulle istituzioni familiari e scolastiche e sul condizionamento da essi esercitato, cui sono dedicati specificamente <i>La famiglia focolare di egoismo<\/i> di Anto Mariani (n. 4) e gli interventi di Freschi sulla scuola (n. 1 e 2). Si rivendica soprattutto la libert\u00e0 di seguire le proprie inclinazioni personali nelle scelte di vita e nella formazione culturale, il diritto, in sostanza, a svincolarsi dai \u201cpadri\u201d, a cui si affianca la lucida consapevolezza che la possibilit\u00e0 della libera scelta \u00e8 in realt\u00e0 eterodiretta dal sistema consumistico e influenzata dai linguaggi mediatici, che vanificano nella sostanza le differenze tra le alternative possibili (cfr. in particolare Antonio Pilati, <i>Le scelte castrate<\/i>, n. 00, e Giuseppe Curcio, <i>L\u2019omo e la botte<\/i>, n. 3). Attraverso i numerosissimi testi letterari, in prosa e in poesia, viene rivendicato il diritto di ribellione a una vita standardizzata, votata al lavoro e al consumismo (cfr. <i>Lettera di dimissioni<\/i> di Lorenzo sul n. 00 e il <i>Testamento<\/i> ironico di Stefano Mondo sul n. 1), cos\u00ec come viene orgogliosamente ribadita una diversit\u00e0 irriducibile rispetto ai modelli comportamentali dominanti; molti di questi testi sono infatti dedicati al tema dell\u2019identit\u00e0 beat e rispondono primariamente a una esigenza di autorappresentazione personale e collettiva. In questo senso sono da considerare anche gli interventi di storicizzazione e analisi dello stesso fenomeno beat e della sua commercializzazione, a partire dalle origini negli USA. Di notevole interesse ai fini della comprensione della linea politica della rivista e del movimento beat in generale \u00e8 l\u2019articolo di Pilati,<i> Di privato non abbiamo pi\u00f9 che il gabinetto, la memoria, l\u2019onanismo e la morte<\/i> (n. 2), in cui si specifica come le tradizionali forme di contestazione condotte ai fini di una rivoluzione politica siano ritenute del tutto equiparabili a un oggetto di consumo e come il metodo della contestazione sia divenuto <i>uguale<\/i> al metodo di dominio poich\u00e9 entrambi si basano sulla riproposizione del rapporto di inferiorit\u00e0 tra un\u2019avanguardia elitaria e una \u201cmassa\u201d proletaria. L\u2019unico modo per <i>tagliare l\u2019autorit\u00e0 e il prestigio<\/i> \u00e8 la modalit\u00e0 provocatoria basata sull\u2019ironia e sul gioco, utilizzati come metodo di irrisione del sistema e chiaramente ripresi dalla metodologia <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/provo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">provo<\/a>. La metodologia provocatoria, ribadisce Pilati, si presenta in questo senso come una possibilit\u00e0 di opposizione che rinuncia allo scontro diretto e all\u2019efficacia duratura dei risultati, presentandosi come una critica sarcastica al sistema che agisce nel momento in cui viene compiuta, senza proporre prospettive rivoluzionarie; il principio della \u201cvolatilit\u00e0\u201d dell\u2019esperienza che informa di s\u00e9 le forme artistico-performative come l\u2019<i>happening<\/i> viene quindi assunto a strategia di opposizione politica. Scorrendo le pagine della rivista \u00e8 facile infatti constatare il venir meno della fiducia nell\u2019ideologia comunista e in una pratica rivoluzionaria che appare fallimentare, ma anche una equiparazione dell\u2019ideologia comunista allo spirito del consumismo &#8211; come si pu\u00f2 immediatamente notare nell\u2019ironica poesia di Sigiani, <i>Finalmente risolti i problemi dell\u2019umanit\u00e0<\/i> (n. 2) &#8211; specchio di un generalizzato atteggiamento anti-ideologico presente nel fenomeno beat prima della forte politicizzazione che accompagna il movimento nel Sessantotto. Nell\u2019intervento di Pilati vengono di fatto approfonditi gli argomenti gi\u00e0 espressi nel numero precedente con il manifesto programmatico <i>Metodologia provocatoria<\/i>, in cui si promuove la pratica di iniziative non violente atte a provocare una reazione <i>isterica<\/i> nel borghese ben pensante e pi\u00f9 in generale nella <i>vecchia generazione<\/i> attraverso l\u2019uso del sarcasmo e della dissacrazione; si parla nello specifico di azioni come <i>manifestazioni permanenti<\/i>, <i>manifestazioni-spettacolo, happening politico, festa congresso<\/i> etc., riprendendo di fatto pratiche e tecniche interartistiche delle avanguardie storiche e di quelle pi\u00f9 recenti come il Situazionismo. Tra le manifestazioni di questo tipo si devono ricordare in particolare la \u201cmanifestazione dei fiori\u201d, in cui i beat milanesi si presentano ai poliziotti con in mano dei fiori, e la manifestazione permanente \u201cdegli impermeabili\u201d, che vede molti giovani passeggiare per il centro di Milano con scritte provocatorie sugli abiti. Nella <i>metodologia provocatoria<\/i> l\u2019arte e la letteratura diventano parte integrante delle pratiche di opposizione culturale e politica, ma anche, propriamente, della vita quotidiana dei beatnik, cos\u00ec come ribadisce Sandro Maler nell\u2019articolo sui beat e l\u2019arte, nel quale si legge che \u00abdalla fuga dei mondi condizionati [il beat] passa all\u2019attiva trasformazione di essi, mediante l\u2019arte beat [&#8230;] il beat sperimenta, cercando se stesso e trovando gli altri, la concreta verit\u00e0 umana, la vita integrale\u00bb (n. 3). Si afferma cio\u00e8, all\u2019interno del movimento, e in maniera particolarmente consapevole nelle pagine di \u00abMondo beat\u00bb, una coincidenza tra la sfera estetica, quella politica e quella personale. In quest\u2019ottica la poesia finisce per occupare molte delle pagine della rivista nonch\u00e9 un ruolo primario all\u2019interno della strategia politica, presentandosi come mezzo d\u2019espressione privilegiato. La sperimentazione interartistica coinvolge in parte anche la sfera delle arti grafiche, nonostante per ragioni soprattutto finanziarie, \u00abMondo beat\u00bb \u00e8 molto sobria e poco colorata; vi compaiono tuttavia i primi disegni di Giorgio [Gi\u00f2] Tavaglione, illustratore \u201cufficiale\u201d delle riviste beat, e qualche rudimentale collage di immagini, oltre che i primi poster da appendere al muro realizzati anch\u2019essi da Tavaglione; nell\u2019ultimo numero appare un disegno di Guido Crepax &#8211; al tempo gi\u00e0 abbastanza affermato &#8211; in segno di solidariet\u00e0 contro il violento sgombero del campeggio in via Ripamonti, che segna la fine della rivista. Dopo lo sgombero De Martino accoglie l\u2019invito di Giangiacomo <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/feltrinelli\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Feltrinelli<\/a> a ospitare un ultimo numero della rivista in segno di solidariet\u00e0; il numero, che verr\u00e0 distribuito nelle librerie della casa editrice, si apre con un editoriale dello stesso Feltrinelli che con lo pseudonimo di Gigi Effe inquadra il fenomeno beat nella prospettiva politica di uno sciopero permanente dal lavoro; compare nella rivista anche un appello a favore dei beat contro la repressione della polizia firmato da molti intellettuali, tra cui alcuni membri del <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/gruppo-63\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Gruppo 63<\/a> con i quali il gruppo di \u00abMondo beat\u00bb aveva intrattenuto rapporti di scambio e di confronto, senza tuttavia trovare reali punti d\u2019incontro dal punto di vista politico. Il numero \u00e8 quasi interamente dedicato allo sgombero e alla fine del movimento che, a questo punto, diventa programmata, seguendo la pratica situazionista dell\u2019autodissoluzione. Alcuni collaboratori della rivista, in disaccordo con la connivenza con l\u2019industria culturale segnata dalla collaborazione con Feltrinelli, fonderanno la rivista \u00abUrlo e grido beat\u00bb, mentre Gerbino, sin dall\u2019inizio contrario all\u2019uscita con <a href=\"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/feltrinelli\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Feltrinelli<\/a> e convinto che l\u2019esperienza di \u00abMondo beat\u00bb fosse terminata gi\u00e0 con lo sgombero, vender\u00e0 la testata.<\/p>\n<p class=\"p1\">La rivista consta di 7 numeri in totale pubblicati con periodicit\u00e0 irregolare, ma perlopi\u00f9 quindicinale.<\/p>\n<p class=\"p1\">n. 0, 15 novembre del 1966, intitolato \u00abMondo Beat\u00bb e indicato come numero unico progressivo, 860 copie in ciclostilato; in copertina un disegno di Enea e il titolo della rivista.<\/p>\n<p class=\"p1\">Contenuti:<br \/>\nM.P.G. [Melchiorre \u201cPaolo\u201d Gerbino], intervento senza titolo a favore della pace; Edoardo, <i>Non Poetiche ma poeti<\/i>; Renzo [Freschi], <i>Fenomeno beat<\/i>; Ivo della Savia, <i>Perch\u00e9 mi rifiuto di diventare soldato<\/i>; Ho Huu Tuong, <i>I buddisti e la guerra. Lettera di un risuscitato a J. P. Sartre<\/i>; Renzo [Freschi], <i>Ombre al sole<\/i> [poesia]; Poppi [Ranchetti], <i>Milano beat<\/i> [poesia]; Renzo [Freschi], <i>Fuochi d\u2019artificio<\/i> [poesia]; Nazim Hikmet, [poesia senza titolo]; Cina, <i>Anime pratiche<\/i> [poesia]; Cina, <i>Restiamo nel nostro mondo<\/i> [poesia]; Gennaro [De Miranda], <i>Il preside tardo-mentale<\/i>; M. P. G., <i>Il signor Todisco e l\u2019amore<\/i>; Vittorio Di Russo, <i>Il signor Di Tosco e la guerra<\/i>, <i>La redenzione<\/i>; <i>Quiz<\/i> [poesia indovinello].<\/p>\n<p class=\"p1\">n. 00, 30 dicembre 1966, intitolato \u00abMondo beat\/Onda verde\u00bb e indicato come numero unico, ciclostilato; in copertina la foto di Vittorio Di Russo, fondatore della rivista, incarcerato a San Vittore pochi giorni prima.<\/p>\n<p class=\"p1\">Contenuti:<br \/>\nPaolo [Gerbino], <i>Vittorio Di Russo incarcerato a San Vittore<\/i>; Gianni Milano, <i>\u201cPourquoi ces cannons?\u201d<\/i>; Agor [Antonio Pilati], <i>Le scelte castrate<\/i>; Betanik\u2019s Clan-Monza, <i>Lettera al Partito<\/i>; Lorenzo, <i>Lettera di dimissioni<\/i> [poesia]; Renzo [Freschi], <i>I Beatniks oggi<\/i>; <i>Il mondo beat dei piccoli<\/i> [poesia di un bambino pervenuta alla rivista con una introduzione della redazione]; Anita, <i>Like wind<\/i> [poesia]; Tella [Ferrari], <i>Bianca di vento<\/i> [poesia]; Tella [Ferrari], <i>Colpisci cento<\/i> [poesia]; G. F. S. [Gianfranco Sanguinetti], <i>Dio esiste\/Dio non esiste<\/i>; Gennaro De Miranda, <i>Introduzione al buddismo<\/i> [si specifica che De Miranda \u00e8 stato investito e ucciso da un\u2019automobile e che l\u2019articolo non avr\u00e0 seguito; l\u2019episodio ha grande risonanza in tutto l\u2019ambiente beat milanese]; Marco Maria Sigiani, <i>Per una grammatica sociale del sesso<\/i>. Il numero termina con una nota in cui si legge: \u00abDa un certo tempo le attivit\u00e0 di Mondo beat si svolgevano parallele a quelle dell\u2019onda verde. La direzione verso cui ci si muove era la stessa: utile quindi una fusione. Proprio oggi che siamo in tempi di meste \u201cunificazioni\u201d, la nostra fusione suona come qualcosa di molto diverso, in quanto non ci sono rinunce, compromessi all\u2019insegna della morente politica del \u201cbuon viso e cattivo gioco\u201d. Dietro le meste unificazioni infatti ci sono confessioni di debolezza di chi si consegna ad un altro, affidando all\u2019altro la fatica di pensare. La nostra fusione \u00e8 stata spontanea e senza forzature: prima noi non ci conoscevamo; poi ci siamo conosciuti e abbiamo lavorato insieme; dopo ci siamo accorti che questo si chiama fusione. Dietro le meste \u201cunificazioni\u201d ci stanno mesi di preparazione diplomatica in cui si fa una sola cosa: si guarda continuamente nel piatto dell\u2019altro per scoprire chi sar\u00e0 ad avere la fetta pi\u00f9 grossa della gran torta alla crema. \u2013 \u201cMondo beat\u201d e l\u2019Onda verde non hanno giocato alla solita partita a scacchi grazie alla quale chi vince perde pi\u00f9 del perdente\u00bb.<\/p>\n<p class=\"p1\">n. 1, 1 marzo 1967, intitolato \u00abMondo beat\u00bb, primo numero autorizzato; 4.000 copie a stampa; in copertina un collage di fogli di via obbligatori composto da Melchiorre Gerbino.<\/p>\n<p class=\"p1\">Contenuti:<br \/>\nStefano Mondo, <i>Testamento<\/i>; Renzo Freschi, <i>La squola, la squola, squola<\/i>; Marco Daniele (Onda Verde Provo), <i>Metodologia provocatoria dell\u2019Onda Verde<\/i>; M. Paolo G. [Melchiorre Gerbino], <i>Per dirlo con le parole<\/i>; Andrea Valcarenghi (Onda Verde), <i>Discorso sulla pace generica<\/i>; Peter Cadogan, <i>Per definire la nostra terminologia<\/i>; Carlo Silvestro, <i>Con rispetto parlando;<\/i> Ivano Urban (Roma), <i>Poesie; <\/i>Carlo Silvestro (Roma), <i>Basta<\/i> [prosa poetica]; Tella [Ferrari], <i>Bocche piene di fango<\/i> [poesia]; Enrico, <i>Ma chi sono?<\/i>. Il numero termina con il Manifesto della base di Mondo beat firmato Beat Provos \u201cOnda verde\u201d: \u00abMondo beat 10000 manifestini- Mondo beat \u00e8 giornale unitario di tutti i gruppi beats, provo di Milano e Onda verde\u00bb; in seguito si ribadisce il lancio dei Piani bianchi per i diritti civili, gi\u00e0 argomento di <i>Metodologia provocatoria<\/i>.<\/p>\n<p class=\"p1\">n. 2, 15 marzo 1967, 7.000 copie a stampa; copertina su carta colorata con composizione di immagini e un disegno di Gi\u00f2 Tavaglione intitolato <i>L\u2019Italia dei nostri padri se ne va. Italia addio!<\/i>.<\/p>\n<p class=\"p1\">Contenuti:<br \/>\nRenzo Freschi, <i>La squola la squola la squola<\/i> [prosa poetica]; Livio Cafici, <i>Gli odiosamati<\/i>; Enrico, <i>Attualit\u00e0. Il corriere dei Beats<\/i>; Livio [Cafici], <i>I santini sono pi\u00f9 legali di mondo beat?<\/i>; Marco Maria Sigiani, <i>Da Berkeley a noi. Una proposta per il movimento studentesco e la riforma della scuola<\/i>; [non firmato] <i>Cosa accade a piazza di Spagna? Cosa accade<\/i>; Claudio [Pitschen], <i>Sentieri<\/i> [poesia]; Cecilia, <i>Ma chi sono?<\/i>; Carlo Masi, <i>Libert\u00e0 sessuale<\/i>; Monica Maimone, <i>Lettera aperta a Mondo beat<\/i>; [Marco Maria Sigiani], <i>Finalmente eliminati i problemi dell\u2019umanit\u00e0 (frammento di un poema epico del XX secolo)<\/i>; Etra Occhialini, <i>Cronaca politica<\/i>; Agor [Antonio] Pilati, <i>Di privato non abbiamo pi\u00f9 che il gabinetto, la memoria, l\u2019onanismo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>e la morte<\/i>.<\/p>\n<p class=\"p1\">n. 3, 30 aprile 1967, 8.000 copie a stampa; in copertina la dichiarazione <i>Il \u201cCorriere della Sera\u201d e i Beats<\/i> e la foto di una manifestazione non-violenta.<\/p>\n<p class=\"p1\">Contenuti:<br \/>\nPaolo Vigan\u00f2, <i>Si dice: i giovani d\u2019oggi sono gli accademici conservatori di domani<\/i>; Renzo Freschi, <i>La guerra la guerra e sempre la guerra<\/i>; Franca, <i>La societ\u00e0 degli struzzi<\/i> [poesia]; Giuseppe Curcio, <i>L\u2019uomo e la botte<\/i>; Luigi Raverta, <i>Il capellone e il provveditore<\/i>; Giuseppe Franzosi, <i>Economia e coscienza<\/i>; Livio Cafici, <i>I Beataliani. Ovvero: come non preparare un minestrone beat<\/i>; Ombra [Giorgio Cavalli], <i>Cordusio<\/i>; Ren\u00e8 Vento, <i>Fuori<\/i> [prosa]; Tella [Ferrari], <i>Il ponte che scricchiola<\/i> [poesia]; Tella [Ferrari], <i>Qualcuno ha detto<\/i> [poesia]; Claudio Pitschen, <i>Dare<\/i> [poesia]; Sandro Maler, <i>I Beats e l\u2019arte<\/i>. Il numero termina con la copia dell\u2019esposto di Mondo beat alla questura di Milano contro le violenze della polizia, datato 3 aprile 1967.<\/p>\n<p class=\"p1\">n. 4, 31 maggio 1967, 12.000 copie a stampa, in copertina slogan del movimento; il numero presenta una particolare tecnica di stampa, per leggerlo bisogna aprire le pagine e ruotare di 90 gradi; un grande Manifesto di Gi\u00f2 Tavaglione costituisce l\u2019inserto, met\u00e0 delle copie contengono una met\u00e0 del disegno, le altre 6.000 l\u2019altra met\u00e0.<\/p>\n<p class=\"p1\">Contenuti:<br \/>\nMichele Rallo, <i>Lettera aperta a Mondo beat<\/i>; OM [Gianni De Martino], <i>Senza motivi. Senza anima<\/i> [poesia]; Paola, <i>Al punto di partenza<\/i> [prosa]; OM [Gianni De Martino], [poesia senza titolo]; Tella [Ferrari], [poesia senza titolo]; Anto Mariani, <i>La famiglia focolare di egoismo<\/i>; Claudio Pitschen, [poesia senza titolo]; Renzo Freschi, <i>19664 <\/i>[poesia]; Tito Livio Ricci, <i>La partitocrazia causa dello stato di crisi della giovent\u00f9<\/i>; Giovanna Carlier, <i>Lettera per Mondo beat<\/i>; Giuseppe Franzosi, <i>Buddismo-Zen-Beats<\/i>; Gian Luigi, <i>Il campione e il morto<\/i>; Renato, [prosa senza titolo]; Livio Cafici, <i>Dalla foglia di fico alla vernice: l\u2019abbigliamento \u00e8 uno scherzo inesauribile perch\u00e9 giovane<\/i>; Claudio Alemagna, <i>Educazione sessuale all\u2019italiana<\/i>; A. OM [Gianni De Martino e Adriano], <i>Dateci un sacco a pelo e tenetevi le bandiere.<\/i><\/p>\n<p class=\"p1\">n. 5, 31 luglio 1967, stampato e distribuito da Feltrinelli, numero delle copie non determinato.<\/p>\n<p class=\"p1\">In copertina Gigi Effe [Giangiacomo Feltrinelli], <i>Lo sciopero \u00e8 riuscito<\/i> e Gianni Ohm [De Martino], <i>Noi di Nuova Barbonia. Milano in stato d\u2019assedio<\/i>. Seguono:<i> <\/i>Valerius [Valerio Fantinel], <i>3 proposte per la soluzione finale dei Beats<\/i>; Giuseppe Scalpo, <i>L\u2019Italia s\u2019\u00e8 desta<\/i>; <i>Sono con noi<\/i>, appello degli intellettuali contro l\u2019intolleranza e la violenza della polizia nei confronti del movimento beat in seguito allo sgombero del campeggio in via Ripamonti a Milano: l\u2019elenco dei firmatari comprende alcuni membri del Gruppo 63 e della Feltrinelli, intellettuali e artisti sperimentali e d\u2019avanguardia, tra cui Nanni Balestrini, Vittorio Gregotti, Felice Accame, Luciano Berio, Katy Berberian, Dario Fo, Franca Rame, Francesco Leonetti, Franco Quadri, e lo stesso Giangiacomo Feltrinelli. [M. Gerbino, G. De Martino, A. Di Spagna, G. Gerrini, A. D\u2019Agosta], <i>Querelato il Corriere<\/i>; Federico, <i>Foglio di via alla Costituzione<\/i>; Rosso San Gae [Gaetano Sansone], <i>I superuomini<\/i>; [anonimo] <i>La resistenza alla democrazia<\/i>; \u201cI nipotini del Vietnam\u201d<i>, I nipotini di Johnson; <\/i>Livio Cafici, <i>Ballata spontanea della condizione di libert\u00e0<\/i> [poesia]; Andrea Valcarenghi, <i>Ich bin obiettore di coscienza<\/i>; Nico, [poesie senza titolo]; Nicol\u00f2 Ferjancic, <i>La gaia scienza<\/i>; Livio Cafici, <i>La paura di trasgredire<\/i>; Enrico, <i>Vorrei dare un morso al commendatore<\/i> [prosa]; Rosso San Gae [Gaetano Sansone], <i>Punto primo: Dio, perch\u00e9 non ci mandi i cavalli?<\/i>.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\"><strong>BIBLIOGRAFIA:<\/strong><br \/>\nSulla rivista e il suo legame con il movimento beat si rimanda a <i>Beat e mondo beat<\/i>. <i>Chi sono i beat, i provo, i capelloni<\/i>, a cura di M. Guarnaccia, Stampa alternativa, Milano 1996. Per una storia dettagliata della rivista si vedano: G. De Martino e M. Grispigni, <i>I capelloni, Mondo beat 1966-1967. Storia, immagini, documenti<\/i>, Castelvecchi, Roma 1997; M. Philopat, <i>I viaggi di Mel con una Storia documentata di \u00abMondo beat\u00bb a cura di M. Gerbino<\/i>, Shake, Milano 2004.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: right;\">[Giovanna Lo Monaco]<br \/>\n[scheda aggiornata al 12 novembre 2018]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DATA INIZIO: Novembre 1966 DATA FINE: Luglio 1967 LUOGO: Milano DIRETTORE: Melchiorre Gerbino PRINCIPALI COLLABORATORI: Melchiorre Gerbino, Umberto Tiboni, Gennaro De Miranda, Vittorio Di Russo, Gianni De Martino, Tella Ferrari, Gunilla Unger, Adriano [pseudonimo di autore non noto], Renzo Freschi, Livio Cafici, Tito Livio Ricci,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":17953,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[604],"tags":[646,657,547,708,575,632,653,478,716,702,717,718,719,720,660,695,668,692,658,712],"class_list":["post-17952","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riviste-en","tag-anarchia-en","tag-movimento-beat-en","tag-feltrinelli-en","tag-femminismo-en","tag-esoeditoria-en","tag-happening-en","tag-hippie-en","tag-milano-en","tag-onda-verde-en","tag-pacifismo-en","tag-pilati-antonio-en","tag-provo-en","tag-sigiani-marco-en","tag-silvestro-carlo-en","tag-situazionismo-en","tag-sessantotto-en","tag-costumi-sociali-en","tag-tavaglione-giorgio-en","tag-poesia-underground-en","tag-valcarenghi-andrea-en"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17952","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17952"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17952\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17954,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17952\/revisions\/17954"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17953"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17952"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17952"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.culturedeldissenso.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17952"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}